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Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juve

GIOVEDI’ 30 OTTOBRE 2025

Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juve

Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juventus. Questa sera, la Società della Continassa, ha ufficializzato l’accordo con l’ex ct della Nazionale. Domani mattina alle ore 12, la presentazione ai media. Spalletti, ha firmato un contratto fino a giugno 2026, con opzione non automatica di rinnovo in caso di qualificazione alla prossima Champions League.

Questo il comunicato stampa della Juventus FC:

«Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juventus: il tecnico toscano ha firmato un accordo fino al 30 giugno 2026. Nato a Certaldo, in provincia di Firenze, nel 1959, Spalletti ha intrapreso la carriera da allenatore 30 anni fa dopo aver indossato da calciatore tra le altre la maglia dello Spezia e dell’Empoli. Proprio nella società toscana ha iniziato la sua esperienza in panchina, vincendo una Coppa Italia Serie C e conquistando poi spazio in Serie A, riuscendo a imporsi come uno degli allenatori più innovativi del campionato italiano. La consacrazione arriva con l’Udinese nei primi anni 2000, con cui raggiunge tre anni consecutivi l’accesso alle competizioni europee e nel campionato 2004/05 conquista la prima storica qualificazione in Champions League per il club friulano, che lo porta poi nelle quattro stagioni successive alla Roma, con cui vince due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Dal 2009 al 2014 Spalletti ha guidato lo Zenit San Pietroburgo, con cui ha vinto due campionati, una coppa e una supercoppa di Russia, prima di rientrare in Italia sedendo nuovamente sulla panchina della Roma prima e su quella dell’Inter poi. Campione d’Italia al termine della stagione 2022/23 con il Napoli, il tecnico toscano è poi stato il ct della Nazionale Italiana fino allo scorso giugno. Un profilo di competenza ed esperienza che siamo lieti di accogliere nella famiglia bianconera: benvenuto alla Juventus e buon lavoro, mister!».

LUNEDI’ 27 OTTOBRE 2025

L’ultima smargiassata di Capitan Fracassa

Alla fine l’impavido General Comolli (ma non sarebbe più appropriato chiamarlo “Capitan Fracassa”?) ha rivendicato un posto nella leggenda bianconera.
L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta: la lettera di esonero è già stata consegnata nelle mani di Igor Tudor (ci sarebbe da chiedersi cosa sarebbe accaduto se Comolli avesse letto il comunicato ad una folla oceanica di tifosi bianconeri affacciandosi da un balcone).
Perdonate il sarcasmo, ma non si vede davvero come si possano commentare seriamente le continue giravolte di questa Società/Dirigenza.
Nessun confronto, nessuna riunione, nessun canale comunicativo sarebbe stato aperto con il tecnico, dopo l’ennesima debacle dell’Olimpico: solo un freddo comunicato e poi via, alla ricerca di un nuovo progetto.
Che questa sarebbe stata l’inevitabile conclusione di questa farsa la nostra testata l’ha ripetuto fino alla noia e sinceramente dispiace che a pagare sia stata la persona meno colpevole di tutta questa vicenda surreale.
Tudor le ha provate tutte con l’armata Brancaleone, è una persona perbene, sincera (una specie protetta nell’attuale panorama calcistico), ma ha la “colpa” di non saper navigare a vista come il Conte Max.
Allegri, il cui gioco non fa certo impazzire, ha saputo gestire una situazione complicatissima da solo, senza uno straccio di società/dirigenza.
Tudor ha provato a fare l’allenatore, a cementare il gruppo, sperando che ciò fosse sufficiente.
Ma i suoi ragazzi l’hanno tradito, l’hanno lasciato solo, meriterebbero il ritorno di Motta (a questa possibile “soluzione della crisi”, che è stata ventilata, lo spogliatoio avrebbe manifestato, stando ai rumors, una netta opposizione).
Questo caos fa tornare alla mente il “no grazie” di Platini, che ben avrebbe accettato di lavorare con Andrea Agnelli, ma non è certo disposto a mettersi nelle mani di illustri sconosciuti.
Caro Comolli, forse per Lei la parola data non vale niente (da questo punto di vista vi sarebbe una certa continuità con Giuntoli), ma sappia che esistono ancora persone, per le quali la stretta di mano vale più di un contratto.
Il nome più accreditato ad occupare la panchina bianconera è quello di Spalletti: si dice che stia discutendo con la Dirigenza (quale dirigenza?) i termini del “progetto” (quale progetto?).
Si potrebbe chiudere con una provocazione ai lettori: se voi foste allenatori, lasciando per un attimo in disparte il discorso economico, sareste disposti a lavorare con e per Comolli?.

MARTEDÌ 21 OTTOBRE 2025

Verso Real Madrid-Juve: la parola alla (in)difesa

Le dichiarazioni rilasciate da Tudor alla vigilia della sfida del Santiago Bernabeu decisiva (quanto proibitiva) per le sorti della Juve in Champions lasciano un senso di smarrimento.
Ma tutto ciò ha una logica. La fiducia a tempo concessa da Comolli (che stile, Signor Generale) al tecnico è talmente ridicola da far impallidire il rapporto tra il Presidente Borlotti e Oronzo Canà.
Tudor non si è mai lamentato dello scarso rendimento della squadra, sia perché è una persona seria, sia anche per una sorta di “captatio benevolentiae” verso i suoi uomini, con la speranza che non lo “tradiscano” e sappiano mantenere la compattezza dello spogliatoio a fronte di una società e dirigenza assente.
La sensazione, molto forte, è che domani sera assisteremo all’ennesima debacle sportiva dei bianconeri, perché è davvero impensabile che il Real possa cedere davanti al proprio pubblico contro un’armata Brancaleone.
L’assenza di Bremer poi ha acuito il malessere della difesa (che già con il brasiliano aveva concesso tantissimo agli avversari di turno), alla ricerca di un assetto credibile, poco protetta da un centrocampo che non fa filtro e soprattutto con un Kalulu che, schierato sull’out destro, non garantisce lo stesso livello di prestazioni che ha saputo offrire quando è stato schierato al centro del reparto arretrato.
L’attacco del Real è atomico, ma i blancos sono comunque una squadra sbilanciata: l’unica possibilità per potersi giocare la partita sarebbe quella di prevalere in mezzo al campo (ma con un Koopmeiners in queste condizioni, è utopistico farsi illusioni).
Si potrebbe riprovare la difesa a tre (Kalulu, Gatti e Kelly), con Joao Mario a destra e Cambiaso a sinistra, e un centrocampo da combattimento (con McKennie, Thuram e Locatelli), con Vlahovic e Yildiz in avanti.
Il Real, se aggredito, concede qualcosa ai propri avversari: guai ad andare in svantaggio, perché a quel punto gli uomini di Xabi Alonso farebbero letteralmente “sparire il pallone”, dotati come sono di tecnica sopraffina
Ovviamente la sincera speranza è di essere smentiti e che la Juve ritrovi la grinta del Tudor giocatore e lo spirito battagliero di un tempo: perché una partita la puoi vincere o perdere, ma, anche in caso di sconfitta è indispensabile mantenere onore e dignità.
LUNEDI’ 20 OTTOBRE 2025

Che fare di Dusan?

La sconfitta di Como ha messo (e non poteva essere altrimenti) sulla graticola Tudor.
Ci sia consentito però di porre in rilievo, ancora una volta, l’assenza di un canale di comunicazione tra Dirigenza, squadra e allenatore.

L’esempio più eclatante (ma ce ne sono altri di cui scriveremo in seguito) è la gestione del “caso Vlahovic“, il quale non rinnoverà e reclama l’ingaggio. In casi come questi è la Società che deve prendere una posizione netta e le soluzioni sono due: o il giocatore viene messo fuori rosa, oppure deve considerarsi a tutti gli effetti integrato nel gruppo.
Non sono ammesse posizioni “pilatesche”.
In realtà, la Dirigenza non prende posizione e lascia la gestione del giocatore all’allenatore, che lo impiega con il contagocce, o comunque gli concede un minutaggio ridotto, con il concreto rischio che si deteriori il rapporto tra Tudor e Vlahovic. Ovviamente Comolli, non vede, non sente, si tira indietro. Un vero generale non fa così, ma del resto alla Juve ormai è uno sport diffuso (vero Giuntoli?).
Ieri, a Como Vlahovic sarebbe servito eccome, anche perché dal punto di vista dell’impegno quest’anno il serbo ha garantito, goal, assist, quantità e qualità, quando è stato mandato in campo.
Al contrario, David (comunque non assistito dai compagni) sta diventando sempre più un oggetto misterioso. E non per colpa sua, perché i numeri il canadese li ha, eccome.
Ma oggi la Juve è una sorta di “Re Mida al contrario”, tutto ciò che viene toccato alla Continassa si svaluta. Tudor quindi è costretto a fare continuamente turnover, mandando in campo Openda e David senza alcun raziocinio. Nessuno dei due ha le caratteristiche di Dusan, quindi sarebbe razionale decidere che tipo di partita si vuole impostare e solo successivamente scegliere la formazione da mandare in campo. Del resto, se vuoi costruire un ponte, prima lo progetti, poi lo realizzi.
Alla Juve invece sembra che siano alle prese con le “costruzioni LEGO”, non si pensa, si assemblano pezzi che non stanno insieme in un vorticoso smontaggio e rimontaggio. Tutto ciò non ha senso. Alla fine una chiosa su Chiellini: al di là delle nomine formali, verrebbe da citare Renato Zero: “il suo ruolo, mi spiegate, qual è?“.
Intanto oggi è stato prolungato il contratto di Rugani fino al 2028 “e il pensier mio s’annega in Huijsen”. Una mossa talmente strategica da far impallidire il Generale Rommel, che è un “pivello” rispetto a Comolli.
Intanto, alle porte c’è la sfida proibitiva con il Real, ma di questo scriveremo domani.
VENERDÌ 17 OTTOBRE 2025

Il vero motivo del “NO” di Platini alla Juve

Ormai è già passata una settimana dall’intervista rilasciata da “Le Roi” a margine del Festival dello Sport in quel di Trento. Come spesso accade è stata data molta enfasi su tutti i maggiori quotidiani sportivi a quanto è stato dichiarato dal campione francese, giocatore simbolo della Juventus degli anni Ottanta, ma noi di Italia dei Derby vogliamo sottoporre all’attenzione dei nostri lettori un’interpretazione diversa che vada ad analizzare “tra le righe” quanto dichiarato da Platini.
Non regge la scusa dell’età “Ho settant’anni“, perché subito dopo afferma che sarebbe disponibile ad un incarico a livello globale “per il bene del calcio“. Molto più sibilline le due frasi “non si vive due volte la stessa storia d’amore” e “dopo quarant’anni non conosco più nessuno… diverso sarebbe stato se fossi rimasto a Torino come mi aveva chiesto l’Avvocato“.
La realtà (dura da digerire, ma tant’è) è che Michel non vuole avere a che fare con questa Società/Dirigenza/Proprietà ed è ben consapevole che un suo incarico di Presidente in queste condizioni rischierebbe di naufragare e di “macchiare” la meravigliosa storia d’amore con i colori bianconeri.
Il Corriere della Sera, non più tardi di quasi cinque mesi fa, riportò una dichiarazione dello stesso “Le Roi” che sembrava quasi sollecitare la società… “nessuno mi ha mai chiamato, non ho avuto contatti“.
Solo un Agnelli (e non un Elkann) avrebbe potuto convincere Platini ed il momento più propizio sarebbe stato subito dopo che era stato innescata la singolar tenzone tra Andrea Agnelli e Ceferin. Siamo convinti che, se fatta in quel preciso momento, la proposta di Presidenza della Juve sarebbe stata accettata: Michel avrebbe avuto anche lo stimolo della rivalsa nei confronti dell’attuale Presidente dell’UEFA (per non parlare di Infantino).
In sostanza la società Juve perde ancora, anche a fronte dell’ultima indagine per presunta violazione del fair play finanziario. Solo Platini, che, essendo stato Presidente UEFA ne ha conosciuto dall’interno meccanismi e ingranaggi, avrebbe potuto garantire una rinnovata credibilità ad una società che ha totalmente perso lo Stile Juve.
GIOVEDÌ 9 OTTOBRE 2025

Il progetto che non decolla

Dopo sei giornate di campionato e due partite di Champions si può già tracciare un primo bilancio del cammino dei bianconeri.
Ad oggi la Juventus è un ircocervo, dai contorni indefinibili, senza una precisa identità: ma, come spesso accade, il risultato del campo è soltanto lo specchio di strategie assenti.
I tanto decantati colpi di mercato di Comolli si sono rivelati del tutto disfunzionali ad un impianto di gioco che fatica ad emergere. Le cessioni (a prezzo di saldo) di Savona e Mbangula e, l’anno scorso di Huijsen dimostrano l’assenza di una progettualità. Siamo convinti che, a parte il difensore centrale, naturalizzato spagnolo, a parte qualche episodico svarione, sarà una colonna portante del Real Madrid per tantissimi anni.
Savona aveva dimostrato di essere un’ottima alternativa sulla destra, ma anche lui ha preso altre destinazioni, così come il promettente Nicolussi Caviglia. Per non parlare del talentuoso (anche se incostante) Mbangula, capace di colpi di classe notevoli.
In più Koopmeiners è sempre un oggetto misterioso, David ricorda Pacione e Openda viene costretto a giocare spalle alla porta, mentre sarebbe un “contropiedista”.
Tutti questi ingredienti, miscelati in modo sbagliato, danno un cocktail insipido.
Il gioco latita, le prime illusorie vittorie sono arrivate per i salvataggi di Bremer e alcune giocate individuali di classe, di Yildiz, Conceicao e, talvolta Adzic, che hanno mascherato le magagne. Ma, appena Conceicao si ferma, Yildiz mostra segni di stanchezza e Bremer deve fermarsi (per non avere ricadute gravi), le difficoltà riemergono magicamente.
Affrontare Como e Lazio in trasferta alla ripresa del campionato (dopo la pausa delle nazionali) non sarà affatto semplice e proibitiva si prospetta la visita al Santiago Bernabeu per affrontare il Real Madrid: una sconfitta farebbe inevitabilmente svanire ipotetici sogni di gloria europei.
Toccherà a Tudor invertire la rotta, ma dovrà farlo in fretta, perché il popolo bianconero già mostra i primi mugugni.

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