Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juve
Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juventus. Questa sera, la Società della Continassa, ha ufficializzato l’accordo con l’ex ct della Nazionale. Domani mattina alle ore 12, la presentazione ai media. Spalletti, ha firmato un contratto fino a giugno 2026, con opzione non automatica di rinnovo in caso di qualificazione alla prossima Champions League.
Questo il comunicato stampa della Juventus FC:
«Luciano Spalletti è il nuovo allenatore della Juventus: il tecnico toscano ha firmato un accordo fino al 30 giugno 2026. Nato a Certaldo, in provincia di Firenze, nel 1959, Spalletti ha intrapreso la carriera da allenatore 30 anni fa dopo aver indossato da calciatore tra le altre la maglia dello Spezia e dell’Empoli. Proprio nella società toscana ha iniziato la sua esperienza in panchina, vincendo una Coppa Italia Serie C e conquistando poi spazio in Serie A, riuscendo a imporsi come uno degli allenatori più innovativi del campionato italiano. La consacrazione arriva con l’Udinese nei primi anni 2000, con cui raggiunge tre anni consecutivi l’accesso alle competizioni europee e nel campionato 2004/05 conquista la prima storica qualificazione in Champions League per il club friulano, che lo porta poi nelle quattro stagioni successive alla Roma, con cui vince due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Dal 2009 al 2014 Spalletti ha guidato lo Zenit San Pietroburgo, con cui ha vinto due campionati, una coppa e una supercoppa di Russia, prima di rientrare in Italia sedendo nuovamente sulla panchina della Roma prima e su quella dell’Inter poi. Campione d’Italia al termine della stagione 2022/23 con il Napoli, il tecnico toscano è poi stato il ct della Nazionale Italiana fino allo scorso giugno. Un profilo di competenza ed esperienza che siamo lieti di accogliere nella famiglia bianconera: benvenuto alla Juventus e buon lavoro, mister!».
L’ultima smargiassata di Capitan Fracassa
Alla fine l’impavido General Comolli (ma non sarebbe più appropriato chiamarlo “Capitan Fracassa”?) ha rivendicato un posto nella leggenda bianconera.
L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta: la lettera di esonero è già stata consegnata nelle mani di Igor Tudor (ci sarebbe da chiedersi cosa sarebbe accaduto se Comolli avesse letto il comunicato ad una folla oceanica di tifosi bianconeri affacciandosi da un balcone).
Perdonate il sarcasmo, ma non si vede davvero come si possano commentare seriamente le continue giravolte di questa Società/Dirigenza.
Nessun confronto, nessuna riunione, nessun canale comunicativo sarebbe stato aperto con il tecnico, dopo l’ennesima debacle dell’Olimpico: solo un freddo comunicato e poi via, alla ricerca di un nuovo progetto.
Che questa sarebbe stata l’inevitabile conclusione di questa farsa la nostra testata l’ha ripetuto fino alla noia e sinceramente dispiace che a pagare sia stata la persona meno colpevole di tutta questa vicenda surreale.
Tudor le ha provate tutte con l’armata Brancaleone, è una persona perbene, sincera (una specie protetta nell’attuale panorama calcistico), ma ha la “colpa” di non saper navigare a vista come il Conte Max.
Allegri, il cui gioco non fa certo impazzire, ha saputo gestire una situazione complicatissima da solo, senza uno straccio di società/dirigenza.
Tudor ha provato a fare l’allenatore, a cementare il gruppo, sperando che ciò fosse sufficiente.
Ma i suoi ragazzi l’hanno tradito, l’hanno lasciato solo, meriterebbero il ritorno di Motta (a questa possibile “soluzione della crisi”, che è stata ventilata, lo spogliatoio avrebbe manifestato, stando ai rumors, una netta opposizione).
Questo caos fa tornare alla mente il “no grazie” di Platini, che ben avrebbe accettato di lavorare con Andrea Agnelli, ma non è certo disposto a mettersi nelle mani di illustri sconosciuti.
Caro Comolli, forse per Lei la parola data non vale niente (da questo punto di vista vi sarebbe una certa continuità con Giuntoli), ma sappia che esistono ancora persone, per le quali la stretta di mano vale più di un contratto.
Il nome più accreditato ad occupare la panchina bianconera è quello di Spalletti: si dice che stia discutendo con la Dirigenza (quale dirigenza?) i termini del “progetto” (quale progetto?).
Si potrebbe chiudere con una provocazione ai lettori: se voi foste allenatori, lasciando per un attimo in disparte il discorso economico, sareste disposti a lavorare con e per Comolli?.
Verso Real Madrid-Juve: la parola alla (in)difesa
Ma tutto ciò ha una logica. La fiducia a tempo concessa da Comolli (che stile, Signor Generale) al tecnico è talmente ridicola da far impallidire il rapporto tra il Presidente Borlotti e Oronzo Canà.
Tudor non si è mai lamentato dello scarso rendimento della squadra, sia perché è una persona seria, sia anche per una sorta di “captatio benevolentiae” verso i suoi uomini, con la speranza che non lo “tradiscano” e sappiano mantenere la compattezza dello spogliatoio a fronte di una società e dirigenza assente.
La sensazione, molto forte, è che domani sera assisteremo all’ennesima debacle sportiva dei bianconeri, perché è davvero impensabile che il Real possa cedere davanti al proprio pubblico contro un’armata Brancaleone.
L’assenza di Bremer poi ha acuito il malessere della difesa (che già con il brasiliano aveva concesso tantissimo agli avversari di turno), alla ricerca di un assetto credibile, poco protetta da un centrocampo che non fa filtro e soprattutto con un Kalulu che, schierato sull’out destro, non garantisce lo stesso livello di prestazioni che ha saputo offrire quando è stato schierato al centro del reparto arretrato.
L’attacco del Real è atomico, ma i blancos sono comunque una squadra sbilanciata: l’unica possibilità per potersi giocare la partita sarebbe quella di prevalere in mezzo al campo (ma con un Koopmeiners in queste condizioni, è utopistico farsi illusioni).
Si potrebbe riprovare la difesa a tre (Kalulu, Gatti e Kelly), con Joao Mario a destra e Cambiaso a sinistra, e un centrocampo da combattimento (con McKennie, Thuram e Locatelli), con Vlahovic e Yildiz in avanti.
Il Real, se aggredito, concede qualcosa ai propri avversari: guai ad andare in svantaggio, perché a quel punto gli uomini di Xabi Alonso farebbero letteralmente “sparire il pallone”, dotati come sono di tecnica sopraffina
Ovviamente la sincera speranza è di essere smentiti e che la Juve ritrovi la grinta del Tudor giocatore e lo spirito battagliero di un tempo: perché una partita la puoi vincere o perdere, ma, anche in caso di sconfitta è indispensabile mantenere onore e dignità.
Che fare di Dusan?
La sconfitta di Como ha messo (e non poteva essere altrimenti) sulla graticola Tudor.
Ci sia consentito però di porre in rilievo, ancora una volta, l’assenza di un canale di comunicazione tra Dirigenza, squadra e allenatore.
Non sono ammesse posizioni “pilatesche”.
Ma oggi la Juve è una sorta di “Re Mida al contrario”, tutto ciò che viene toccato alla Continassa si svaluta. Tudor quindi è costretto a fare continuamente turnover, mandando in campo Openda e David senza alcun raziocinio. Nessuno dei due ha le caratteristiche di Dusan, quindi sarebbe razionale decidere che tipo di partita si vuole impostare e solo successivamente scegliere la formazione da mandare in campo. Del resto, se vuoi costruire un ponte, prima lo progetti, poi lo realizzi.
Il vero motivo del “NO” di Platini alla Juve
Il progetto che non decolla
In più Koopmeiners è sempre un oggetto misterioso, David ricorda Pacione e Openda viene costretto a giocare spalle alla porta, mentre sarebbe un “contropiedista”.
Tutti questi ingredienti, miscelati in modo sbagliato, danno un cocktail insipido.
Il gioco latita, le prime illusorie vittorie sono arrivate per i salvataggi di Bremer e alcune giocate individuali di classe, di Yildiz, Conceicao e, talvolta Adzic, che hanno mascherato le magagne. Ma, appena Conceicao si ferma, Yildiz mostra segni di stanchezza e Bremer deve fermarsi (per non avere ricadute gravi), le difficoltà riemergono magicamente.



