31 gennaio 2026
Le strategie invisibili sul mercato
Mancano poco più di due giorni al termine del c.d. “mercato di riparazione” e, nonostante un tourbillon di interlocuzioni (vere o presunte), nessuna trattativa concreta appare prossima alla conclusione.
La frenesia rapsodica di questa Società/Dirigenza, in realtà, mal si concilia con la fredda razionalità sabauda, che ha sempre contraddistinto i vertici bianconeri e che il solo allenatore (peraltro toscano) appare ad oggi aver assimilato.
Non nascondiamoci dietro un dito: le ultime prestazioni hanno confermato una realtà difficilmente confutabile. La Juventus può contare, al massimo, su 14 elementi (ad essere generosi) che possono garantire prestazioni soddisfacenti. Il divario delle prestazioni dei singoli registratosi tra la partita interna con il Napoli e la trasferta di Montecarlo è fin troppo evidente e ci indica chiaramente l’impraticabilità di un ampio turnover.
Sarebbero necessari quantomeno 3 innesti, uno per reparto, per poter puntare in alto.
In primis gli uomini che vanno a comporre il pacchetto arretrato hanno mostrato sovente una propensione sinistra all’infortunio (Gatti, Bremer e Rugani) e lo spostamento di Koopmeiners altro non è che una situazione emergenziale, ma non può diventare una scelta prospettica.
Il recupero psicologico e fisico di Locatelli e di Thuram, unitamente al dinamismo di McKennie conferiscono al reparto di centrocampo una cifra tecnica accettabile, ma, attesa la lunghezza della stagione, non offrono sufficienti garanzie contro il logorio fisico.
Ma è nel settore avanzato che la confusione regna sovrana. Spalletti è stato fin troppo chiaro in tutte le conferenze stampa in ordine alle reali esigenze che consentano modifiche tattiche in corso d’opera. Il tecnico di Certaldo ha richiesto espressamente un centravanti dal fisico possente che sia in grado di far salire la squadra e di “fare reparto da solo”, offrendo sponde ai compagni.
I nomi circolati in questi giorni (El-Nesyri a parte) non sono funzionali alle necessità espresse dall’allenatore. E così si è assistito al fallimento di tutte le possibili piste (Duran, Mateta, Kolo Muani). L’impraticabilità della suggestione Benzema è sotto gli occhi di tutti, eppure l’evocazione è funzionale ad acquietare la “pancia del tifo”.
Il possibile ritorno (sarebbe il terzo) di Morata, da ultimo rievocato in assenza di alternative, non è particolarmente stuzzicante: si tratta pur sempre di un giocatore scaricato anche dal Como (con tutto il rispetto della fantastica stagione dei lariani).
E allora non resta che attendere la consueta dichiarazione resa al termine di una fallimentare/inesistente campagna acquisti: “siamo già a posto così, lavoreremo per un grande mercato estivo”.
La frenesia rapsodica di questa Società/Dirigenza, in realtà, mal si concilia con la fredda razionalità sabauda, che ha sempre contraddistinto i vertici bianconeri e che il solo allenatore (peraltro toscano) appare ad oggi aver assimilato.
Non nascondiamoci dietro un dito: le ultime prestazioni hanno confermato una realtà difficilmente confutabile. La Juventus può contare, al massimo, su 14 elementi (ad essere generosi) che possono garantire prestazioni soddisfacenti. Il divario delle prestazioni dei singoli registratosi tra la partita interna con il Napoli e la trasferta di Montecarlo è fin troppo evidente e ci indica chiaramente l’impraticabilità di un ampio turnover.
Sarebbero necessari quantomeno 3 innesti, uno per reparto, per poter puntare in alto.
In primis gli uomini che vanno a comporre il pacchetto arretrato hanno mostrato sovente una propensione sinistra all’infortunio (Gatti, Bremer e Rugani) e lo spostamento di Koopmeiners altro non è che una situazione emergenziale, ma non può diventare una scelta prospettica.
Il recupero psicologico e fisico di Locatelli e di Thuram, unitamente al dinamismo di McKennie conferiscono al reparto di centrocampo una cifra tecnica accettabile, ma, attesa la lunghezza della stagione, non offrono sufficienti garanzie contro il logorio fisico.
Ma è nel settore avanzato che la confusione regna sovrana. Spalletti è stato fin troppo chiaro in tutte le conferenze stampa in ordine alle reali esigenze che consentano modifiche tattiche in corso d’opera. Il tecnico di Certaldo ha richiesto espressamente un centravanti dal fisico possente che sia in grado di far salire la squadra e di “fare reparto da solo”, offrendo sponde ai compagni.
I nomi circolati in questi giorni (El-Nesyri a parte) non sono funzionali alle necessità espresse dall’allenatore. E così si è assistito al fallimento di tutte le possibili piste (Duran, Mateta, Kolo Muani). L’impraticabilità della suggestione Benzema è sotto gli occhi di tutti, eppure l’evocazione è funzionale ad acquietare la “pancia del tifo”.
Il possibile ritorno (sarebbe il terzo) di Morata, da ultimo rievocato in assenza di alternative, non è particolarmente stuzzicante: si tratta pur sempre di un giocatore scaricato anche dal Como (con tutto il rispetto della fantastica stagione dei lariani).
E allora non resta che attendere la consueta dichiarazione resa al termine di una fallimentare/inesistente campagna acquisti: “siamo già a posto così, lavoreremo per un grande mercato estivo”.



