La vittoria della Lazio a Verona è passata dai piedi di Lazzari. Questo, in estrema sintesi, il riassunto di una partita che non esiteremmo a definire bruttina. Nel primo tempo, nonostante un ritmo discreto, nessun tiro in porta da parte delle contendenti.
Vi proponiamo un dato che almeno in parte, può spiegare il ritardo accumulato in classifica della Lazio sarriana: nonostante il 70% di possesso palla, nel primo tempo nessun tiro indirizzato verso la porta di Montipò. Solo una stucchevole sequela di passaggi all’indietro, una stressante ricerca di un passaggio filtrante, di una verticalizzazione in grado di mandare l’attaccante solo davanti al portiere.
Un’impostazione di gioco che Maurizio Sarri sta cercando di dare fin dall’agosto scorso. Una soluzione tecnica che fin qui non si è nemmeno intravista. E allora, oltre all’inevitabile alleggerimento sulla fascia alla ricerca del compagno smarcato, oltre ad una nutrita collezione di corner mai sfruttati (quest’anno la Lazio non è ancora riuscita a segnare su un’azione conseguente a calcio d’angolo), poco o nulla. Sarri le ha provate tutte ma gli attaccanti che si sono avvicendati in questi cinque mesi hanno tutti sostanzialmente fallito.
Nella ripresa la Lazio ha fatto capire di crederci un po’ di più ma – stando a quanto riporta il tabellino – è stato il Verona ad aver impensierito maggiormente Provedel più di quanto con abbiano fatto i laziali con Montipò. Sarri ha indovinato i cambi – o meglio – ha scelto il momento migliore per farli. Lazzari è un giocatore affidabile ma negli ultimi tempi aveva sempre mancato l’appuntamento con l’occasione che conta. Stasera – anche aiutato dalla fortuna – c’è finalmente riuscito, regalando alla sua squadra tre punti pesantissimi. Il Verona avrebbe meritato qualcosa di più ma si è mostrato troppo arrendevole e dunque il risultato è giusto.



