25/12/2025
Juve-Tether: L’illusione perfetta. Storia di un assedio fallito in tre atti (una ricostruzione ipotetica e simulata, non basata su fatti realmente accaduti, ma verosimile)
Paolo Ardoino le ha provate tutte. Prima ha messo i soldi sul tavolo con l’Escrow, convinto che bastasse pagare per entrare nel salotto buono. Poi, capito che la UEFA non voleva i “crypto-cowboys”, ha tentato la mossa del camaleonte: un Blind Trust svizzero per copiare il “Modello Elliott” che ha fatto la fortuna del Milan. Sembrava il piano perfetto, un’architettura legale inattaccabile. Ma il sogno si ĆØ infranto contro due banali fogli di carta che nessun algoritmo può generare e ā soprattutto ā contro un Regolamento UEFA entrato in vigore appena tre mesi fa, troppo recente per essere modificato e troppo rigido per accogliere un fantasma giuridico.
Atto I: L’arroganza del contante (L’Escrow) La prima mossa di Tether ĆØ stata muscolare, figlia della convinzione che “Cash is King”. Il ragionamento era semplice: “Temete per la nostra solvibilitĆ ? Ecco i soldi”. L’offerta iniziale si basava su un Escrow Account Irrevocabile: 500 milioni di euro segregati in una banca europea. Il messaggio a Nyon e a Torino era chiaro: i fondi ci sono, sono veri e sono bloccati per voi. Tether era convinta che la liquiditĆ fosse l’unico metro di giudizio. Ma ha sottovalutato la politica. Quando gli emissari hanno capito che la UEFA non avrebbe mai accettato un proprietario regolato in El Salvador, indipendentemente da quanto fosse ricco, hanno dovuto cambiare strategia. I soldi non bastavano; serviva una “faccia rassicurante” (posto che El Salvador non ĆØ inserito in alcuna “black list” e quindi non si comprende il motivo di cotanta diffidenza).
Atto II: La mossa del camaleonte (Il Trust Deed) Ć qui che la trattativa ĆØ diventata sofisticata. In un ipotetico Memorandum Strategico riservato ĆØ comparso un nuovo documento: il Trust Deed Term Sheet. L’idea era geniale: copiare il “Modello Elliott”. Se il fondo americano aveva governato il Milan separando i flussi di cassa dalla catena di comando, Tether avrebbe fatto lo stesso. Il piano prevedeva l’istituzione di un Blind Trust:
I Soldi: Ce li mette Tether (Settlor).
I Voti: Li gestisce un garante svizzero incensurato (Trustee), uno studio legale di Zurigo.
La Governance: Tether rinuncia a ogni ingerenza sportiva, tenendosi solo i dividendi. “Siamo come Elliott, siamo come Oaktree”, ripetevano i legali. Un tentativo estremo di rendersi “invisibili” e presentabili, usando uno schermo giuridico per aggirare l’Articolo 64 della UEFA sui proprietari.
Atto III: Il risveglio (PerchĆ© Tether non ĆØ Elliott) Ma il parallelismo con Elliott era un’illusione ottica che non ha retto alla verifica dei fatti. La differenza ĆØ sostanziale: Elliott e Oaktree sono fondi vigilati dalla SEC americana e basati in giurisdizioni white-list (Delaware, Lussemburgo) integrate nel sistema bancario occidentale. Tether ĆØ un gigante crypto basato in una giurisdizione (El Salvador) che opera sotto il Genius Act, una normativa non riconosciuta come equivalente dall’UE.
E qui casca l’asino: il Regolamento UEFA FSR (Financial Sustainability Regulations). Le norme citate dai legali di Tether si riferiscono al passato. Il nuovo regolamento ĆØ entrato in vigore a settembre 2025. Ć stato scritto appositamente per chiudere le falle sfruttate in precedenza. Pretendere che la UEFA, tre mesi dopo aver varato norme più severe sulla trasparenza dei beneficiari effettivi, accetti una struttura opaca basata in una giurisdizione non vigilata, significa non aver letto le carte. Il Trust maschera il gestore, ma non bonifica la fonte.
Il Finale: Lo scacco matto burocratico Tuttavia, prima ancora di arrivare a Nyon, l’operazione muore a Roma. Anche con l’Escrow firmato e il Trust costituito, l’operazione non può tecnicamente “arrivare a dama” per due ostacoli amministrativi italiani invalicabili:
L’art. 20-bis delle NOIF (La Referenza Bancaria): La FIGC non chiede “garanzie generiche”. Chiede un documento specifico: una referenza bancaria che attesti rapporti continuativi da almeno due anni con un istituto di primario standing. Tether esiste per non usare le banche. Non ha uno storico biennale con una banca “Tier 1” che possa garantire per lei. Senza quel foglio, la domanda ĆØ irricevibile.
Il blocco del Notaio (Antiriciclaggio): Per chiudere il closing, serve un atto pubblico. Il notaio italiano ha l’obbligo penale di ricostruire la Source of Wealth. L’Escrow certifica la destinazione (i soldi sono pronti), ma non spiega la provenienza analitica dei flussi generati nell’ecosistema crypto globale. Di fronte all’impossibilitĆ di tracciare ogni singolo euro secondo gli standard UE, il notaio ha l’obbligo di astensione.
Epilogo Tether ha costruito un’astronave legale (Blind Trust + Escrow) capace di viaggiare nel futuro della finanza. Ma ha provato ad atterrare su una pista fatta di vecchi timbri e carta bollata ā e soprattutto su un regolamento UEFA nuovo di zecca, disegnato per respingere esattamente questo tipo di atterraggi. Exor non ha nemmeno bisogno di dire “No” per principio. Le basta indicare le regole attuali ā europee prima ancora che italiane ā e allargare le braccia. La partita ĆØ finita prima del calcio d’inizio.
* L’articolo non ĆØ basato su fatti realmente accaduti, ma ĆØ una ricostruzione simulata dei possibili passaggi/escamotage che avrebbe dovuto/potuto adottare Tether per adeguarsi ai parametri UEFA, UE, FIGC ed alla normativa antiriciclaggio.
Atto I: L’arroganza del contante (L’Escrow) La prima mossa di Tether ĆØ stata muscolare, figlia della convinzione che “Cash is King”. Il ragionamento era semplice: “Temete per la nostra solvibilitĆ ? Ecco i soldi”. L’offerta iniziale si basava su un Escrow Account Irrevocabile: 500 milioni di euro segregati in una banca europea. Il messaggio a Nyon e a Torino era chiaro: i fondi ci sono, sono veri e sono bloccati per voi. Tether era convinta che la liquiditĆ fosse l’unico metro di giudizio. Ma ha sottovalutato la politica. Quando gli emissari hanno capito che la UEFA non avrebbe mai accettato un proprietario regolato in El Salvador, indipendentemente da quanto fosse ricco, hanno dovuto cambiare strategia. I soldi non bastavano; serviva una “faccia rassicurante” (posto che El Salvador non ĆØ inserito in alcuna “black list” e quindi non si comprende il motivo di cotanta diffidenza).
Atto II: La mossa del camaleonte (Il Trust Deed) Ć qui che la trattativa ĆØ diventata sofisticata. In un ipotetico Memorandum Strategico riservato ĆØ comparso un nuovo documento: il Trust Deed Term Sheet. L’idea era geniale: copiare il “Modello Elliott”. Se il fondo americano aveva governato il Milan separando i flussi di cassa dalla catena di comando, Tether avrebbe fatto lo stesso. Il piano prevedeva l’istituzione di un Blind Trust:
I Soldi: Ce li mette Tether (Settlor).
I Voti: Li gestisce un garante svizzero incensurato (Trustee), uno studio legale di Zurigo.
La Governance: Tether rinuncia a ogni ingerenza sportiva, tenendosi solo i dividendi. “Siamo come Elliott, siamo come Oaktree”, ripetevano i legali. Un tentativo estremo di rendersi “invisibili” e presentabili, usando uno schermo giuridico per aggirare l’Articolo 64 della UEFA sui proprietari.
Atto III: Il risveglio (PerchĆ© Tether non ĆØ Elliott) Ma il parallelismo con Elliott era un’illusione ottica che non ha retto alla verifica dei fatti. La differenza ĆØ sostanziale: Elliott e Oaktree sono fondi vigilati dalla SEC americana e basati in giurisdizioni white-list (Delaware, Lussemburgo) integrate nel sistema bancario occidentale. Tether ĆØ un gigante crypto basato in una giurisdizione (El Salvador) che opera sotto il Genius Act, una normativa non riconosciuta come equivalente dall’UE.
E qui casca l’asino: il Regolamento UEFA FSR (Financial Sustainability Regulations). Le norme citate dai legali di Tether si riferiscono al passato. Il nuovo regolamento ĆØ entrato in vigore a settembre 2025. Ć stato scritto appositamente per chiudere le falle sfruttate in precedenza. Pretendere che la UEFA, tre mesi dopo aver varato norme più severe sulla trasparenza dei beneficiari effettivi, accetti una struttura opaca basata in una giurisdizione non vigilata, significa non aver letto le carte. Il Trust maschera il gestore, ma non bonifica la fonte.
Il Finale: Lo scacco matto burocratico Tuttavia, prima ancora di arrivare a Nyon, l’operazione muore a Roma. Anche con l’Escrow firmato e il Trust costituito, l’operazione non può tecnicamente “arrivare a dama” per due ostacoli amministrativi italiani invalicabili:
L’art. 20-bis delle NOIF (La Referenza Bancaria): La FIGC non chiede “garanzie generiche”. Chiede un documento specifico: una referenza bancaria che attesti rapporti continuativi da almeno due anni con un istituto di primario standing. Tether esiste per non usare le banche. Non ha uno storico biennale con una banca “Tier 1” che possa garantire per lei. Senza quel foglio, la domanda ĆØ irricevibile.
Il blocco del Notaio (Antiriciclaggio): Per chiudere il closing, serve un atto pubblico. Il notaio italiano ha l’obbligo penale di ricostruire la Source of Wealth. L’Escrow certifica la destinazione (i soldi sono pronti), ma non spiega la provenienza analitica dei flussi generati nell’ecosistema crypto globale. Di fronte all’impossibilitĆ di tracciare ogni singolo euro secondo gli standard UE, il notaio ha l’obbligo di astensione.
Epilogo Tether ha costruito un’astronave legale (Blind Trust + Escrow) capace di viaggiare nel futuro della finanza. Ma ha provato ad atterrare su una pista fatta di vecchi timbri e carta bollata ā e soprattutto su un regolamento UEFA nuovo di zecca, disegnato per respingere esattamente questo tipo di atterraggi. Exor non ha nemmeno bisogno di dire “No” per principio. Le basta indicare le regole attuali ā europee prima ancora che italiane ā e allargare le braccia. La partita ĆØ finita prima del calcio d’inizio.
* L’articolo non ĆØ basato su fatti realmente accaduti, ma ĆØ una ricostruzione simulata dei possibili passaggi/escamotage che avrebbe dovuto/potuto adottare Tether per adeguarsi ai parametri UEFA, UE, FIGC ed alla normativa antiriciclaggio.
23/12/2025
Juve, tra miraggi arabi, Tether e rigorismo finanziario: la vera partita di John Elkann
Il rifiuto allāofferta di Tether non ĆØ stato un semplice vezzo di stile, ma una decisione fondata su freddi criteri economici. E mentre sugli spalti riaffiora il timore che si replichi lo āspettro di Gediā, lāanalisi dei vincoli finanziari chiarisce perchĆ© Exor non può permettersi scelte impulsive. Tra i corridoi della Continassa e quelli di Piazza Affari, la partita sul futuro della Juventus ĆØ entrata nella sua fase decisiva, giocata su tre tavoli simultanei: quello della sostenibilitĆ finanziaria, quello della compatibilitĆ normativa e quello, più sottile, della psicologia di massa.
La dinamica dellāassuefazione
Nelle operazioni che coinvolgono asset dall’enorme valore simbolico, la reazione iniziale ĆØ quasi sempre emotiva. Ma nel medio periodo prevale un fenomeno ben noto nella sociologia delle organizzazioni: la normalizzazione del cambiamento. Ciò che allāinizio appare inaccettabile ā come la vendita di un gioiello di famiglia a un fondo sovrano estero ā diventa gradualmente āpossibileā, poi āprobabileā, e infine ānormaleā. Il silenzio strategico degli ultimi mesi, interrotto solo dalle note ufficiali, sembra aver accompagnato lāopinione pubblica proprio lungo questo percorso: da una fase di allarme acuto a una di maggiore disponibilitĆ ad accettare scenari alternativi, purchĆ© garantiscano la sopravvivenza competitiva.
Il ānoā a Tether: una scelta tecnica, non ideologica
In questo quadro, il “gran rifiuto” opposto a Tether Investments assume un significato ben preciso. Non si ĆØ trattato di snobismo verso le criptovalute, ma di autotutela. Le valutazioni pubbliche e i rating (come quello di S&P) hanno delineato un profilo di rischio che una societĆ quotata come la Juventus non poteva avallare: una leva finanziaria giudicata eccessiva, una quota significativa di asset ad alto rischio e un quadro regolatorio non pienamente allineato agli standard europei. Per un club quotato, ogni nuovo investitore deve superare un doppio binario di controlli ā sportivi e finanziari ā che richiedono trasparenza assoluta. Il rifiuto ĆØ stato quindi una scelta di prudenza istituzionale: ci si allea solo con chi offre garanzie sistemiche.
Il nodo interno e lāombra saudita
Resta il nodo della gestione interna. Il rigoroso controllo dei costi, unito alla presenza di Maurizio Scanavino (giĆ artefice della ristrutturazione Gedi), ha alimentato il timore di una strategia di “razionalizzazione” finalizzata allo smembramento. Gli indizi, però, suggeriscono un obiettivo diverso: non svendere, ma rendere il club “presentabile” per un acquirente di prima fascia. In questo scenario, il fondo saudita PIF ā giĆ attivo nel calcio globale e forte della prospettiva del Mondiale 2034 ā appare come uno dei pochi soggetti in grado di formulare unāofferta di livello sistemico, capace di garantire quell’exit strategy miliardaria che Exor attende.
PerchĆ© la āterra bruciataā non ĆØ unāopzione
C’ĆØ infine una teoria, diffusa tra i più scettici, secondo cui Elkann potrebbe cedere il club a condizioni svantaggiose pur di impedire un ritorno del cugino Andrea Agnelli. Un’ipotesi suggestiva, ma smontata dalla logica giuridica ed economica:
1. Il vincolo legale: Elkann risponde agli azionisti di una holding quotata. Cedere la Juve a un soggetto non solido esporrebbe Exor a contestazioni legali e azioni di responsabilitĆ in caso di dissesto.
2. Il “Paradosso di Andrea”: Se la Juve venisse ridimensionata drasticamente fino a crollare di valore, diventerebbe paradossalmente accessibile alle finanze personali di Andrea Agnelli, che potrebbe ricomprarla “a prezzo vile” e ripresentarsi alla tifoseria come “salvatore”. Al contrario, vendere a un investitore globale per cifre astronomiche colloca la Juventus in una dimensione finanziaria stabile e, soprattutto, irraggiungibile per le velleitĆ di ritorno della vecchia gestione.
Conclusione
La strategia di Exor appare dunque improntata alla prudenza: consolidare i conti, stabilizzare la governance e valutare un passaggio di mano solo in presenza di un acquirente istituzionale. Se questo scenario maturerĆ , lāuscita dal controllo familiare non avverrĆ per crisi, ma attraverso un passaggio di consegne ordinato, coerente e inattaccabile.
La dinamica dellāassuefazione
Nelle operazioni che coinvolgono asset dall’enorme valore simbolico, la reazione iniziale ĆØ quasi sempre emotiva. Ma nel medio periodo prevale un fenomeno ben noto nella sociologia delle organizzazioni: la normalizzazione del cambiamento. Ciò che allāinizio appare inaccettabile ā come la vendita di un gioiello di famiglia a un fondo sovrano estero ā diventa gradualmente āpossibileā, poi āprobabileā, e infine ānormaleā. Il silenzio strategico degli ultimi mesi, interrotto solo dalle note ufficiali, sembra aver accompagnato lāopinione pubblica proprio lungo questo percorso: da una fase di allarme acuto a una di maggiore disponibilitĆ ad accettare scenari alternativi, purchĆ© garantiscano la sopravvivenza competitiva.
Il ānoā a Tether: una scelta tecnica, non ideologica
In questo quadro, il “gran rifiuto” opposto a Tether Investments assume un significato ben preciso. Non si ĆØ trattato di snobismo verso le criptovalute, ma di autotutela. Le valutazioni pubbliche e i rating (come quello di S&P) hanno delineato un profilo di rischio che una societĆ quotata come la Juventus non poteva avallare: una leva finanziaria giudicata eccessiva, una quota significativa di asset ad alto rischio e un quadro regolatorio non pienamente allineato agli standard europei. Per un club quotato, ogni nuovo investitore deve superare un doppio binario di controlli ā sportivi e finanziari ā che richiedono trasparenza assoluta. Il rifiuto ĆØ stato quindi una scelta di prudenza istituzionale: ci si allea solo con chi offre garanzie sistemiche.
Il nodo interno e lāombra saudita
Resta il nodo della gestione interna. Il rigoroso controllo dei costi, unito alla presenza di Maurizio Scanavino (giĆ artefice della ristrutturazione Gedi), ha alimentato il timore di una strategia di “razionalizzazione” finalizzata allo smembramento. Gli indizi, però, suggeriscono un obiettivo diverso: non svendere, ma rendere il club “presentabile” per un acquirente di prima fascia. In questo scenario, il fondo saudita PIF ā giĆ attivo nel calcio globale e forte della prospettiva del Mondiale 2034 ā appare come uno dei pochi soggetti in grado di formulare unāofferta di livello sistemico, capace di garantire quell’exit strategy miliardaria che Exor attende.
PerchĆ© la āterra bruciataā non ĆØ unāopzione
C’ĆØ infine una teoria, diffusa tra i più scettici, secondo cui Elkann potrebbe cedere il club a condizioni svantaggiose pur di impedire un ritorno del cugino Andrea Agnelli. Un’ipotesi suggestiva, ma smontata dalla logica giuridica ed economica:
1. Il vincolo legale: Elkann risponde agli azionisti di una holding quotata. Cedere la Juve a un soggetto non solido esporrebbe Exor a contestazioni legali e azioni di responsabilitĆ in caso di dissesto.
2. Il “Paradosso di Andrea”: Se la Juve venisse ridimensionata drasticamente fino a crollare di valore, diventerebbe paradossalmente accessibile alle finanze personali di Andrea Agnelli, che potrebbe ricomprarla “a prezzo vile” e ripresentarsi alla tifoseria come “salvatore”. Al contrario, vendere a un investitore globale per cifre astronomiche colloca la Juventus in una dimensione finanziaria stabile e, soprattutto, irraggiungibile per le velleitĆ di ritorno della vecchia gestione.
Conclusione
La strategia di Exor appare dunque improntata alla prudenza: consolidare i conti, stabilizzare la governance e valutare un passaggio di mano solo in presenza di un acquirente istituzionale. Se questo scenario maturerĆ , lāuscita dal controllo familiare non avverrĆ per crisi, ma attraverso un passaggio di consegne ordinato, coerente e inattaccabile.
08/12/2025
Il triangolo non l’avevo considerato
Una delle più famose canzoni di Renato Zero recitava “Il triangolo no… non l’avevo considerato”. Questa ĆØ la riflessione ricorrente tra i sostenitori della Juve che avevano giĆ provato questa cocente umiliazione ai tempi di Mister Sarri.
Ovviamente i vertici del triangolo sono la Juventus, il Napoli e Spalletti.
Il dubbio che sovviene ĆØ che il Mister di Certaldo sia stato molto più impegnato a fare il “piacione” con la sua ex tifoseria, piuttosto che preparare i suoi uomini a giocare una partita con gli occhi della tigre.
Invece abbiamo visto i gattini annaffiati di una vecchia canzone di Amedeo Minghi e Mietta.
Delle scelte discutibili abbiamo già detto nel precedente articolo e non vale la pena di tornarci, per non essere ripetitivi, ma sono le dichiarazioni del post partita di Spalletti a rendere se possibile ancor più amara la sconfitta di ieri sera.
Parlare dei cori del Maradona, dello spettacolo inimitabile ĆØ il classico atteggiamento dell’esaminato che, a fronte di domande precise del suo esaminatore cerca di svicolare: e, in questo, Luciano Spalletti ĆØ un vero maestro, un’anguilla con un talento veramente eccezionale.
Invece di arrabbiarsi, di fare il mea culpa, di ammettere gli errori nello schieramento iniziale e nei cambi surreali, parla dei cori dei suoi ex tifosi, dei canti e in ciò ricorda molto Mister Sarri che, dopo una sconfitta a Napoli disse che, se proprio avesse dovuto scegliere quale partita perdere, avrebbe optato per la sfida contro la sua ex squadra.
Come pensa che dichiarazioni del genere possano essere accolti, non dico dalla tifoseria attuale (della quale poco gli interessa), ma dai giocatori? Lo spogliatoio penserĆ di avere a che fare con un uomo pieno di ego e vanitĆ , che, prima di pensare al collettivo, ha a cuore la sua visibilitĆ , la sua immagine.
No, caro Spalletti, cosƬ non va: sei un professionista e tu devi pensare solo ed esclusivamente al bene della tua squadra. I sostenitori bianconeri non possono quindi, nell’impossibilitĆ di auspicare un confronto “alla pari” tra la stampa e Spalletti, non possono che affidarsi allo sfogo di Ezio Greggio, che almeno ha una qualche risonanza, vista la notorietĆ del personaggio.
Il problema ĆØ che al giorno d’oggi nessuno può dire quello che pensa in conferenza stampa, perchĆ© se lo fai, non vieni ammesso a quelle successive, e, come si dice in Toscana, “non si campa d’aria”.
Tudor, con tutti i limiti del tecnico croato, ha sempre messo davanti l’amore per il suo club, il suo senso di appartenenza. Purtroppo, per Spalletti le prioritĆ sono altre.
E allora, tornando alla canzone di Renato Zero, la domanda da porre a Spalletti ĆØ la seguente: “Il tuo ruolo, mi spieghi, qual ĆØ”?
Ovviamente i vertici del triangolo sono la Juventus, il Napoli e Spalletti.
Il dubbio che sovviene ĆØ che il Mister di Certaldo sia stato molto più impegnato a fare il “piacione” con la sua ex tifoseria, piuttosto che preparare i suoi uomini a giocare una partita con gli occhi della tigre.
Invece abbiamo visto i gattini annaffiati di una vecchia canzone di Amedeo Minghi e Mietta.
Delle scelte discutibili abbiamo già detto nel precedente articolo e non vale la pena di tornarci, per non essere ripetitivi, ma sono le dichiarazioni del post partita di Spalletti a rendere se possibile ancor più amara la sconfitta di ieri sera.
Parlare dei cori del Maradona, dello spettacolo inimitabile ĆØ il classico atteggiamento dell’esaminato che, a fronte di domande precise del suo esaminatore cerca di svicolare: e, in questo, Luciano Spalletti ĆØ un vero maestro, un’anguilla con un talento veramente eccezionale.
Invece di arrabbiarsi, di fare il mea culpa, di ammettere gli errori nello schieramento iniziale e nei cambi surreali, parla dei cori dei suoi ex tifosi, dei canti e in ciò ricorda molto Mister Sarri che, dopo una sconfitta a Napoli disse che, se proprio avesse dovuto scegliere quale partita perdere, avrebbe optato per la sfida contro la sua ex squadra.
Come pensa che dichiarazioni del genere possano essere accolti, non dico dalla tifoseria attuale (della quale poco gli interessa), ma dai giocatori? Lo spogliatoio penserĆ di avere a che fare con un uomo pieno di ego e vanitĆ , che, prima di pensare al collettivo, ha a cuore la sua visibilitĆ , la sua immagine.
No, caro Spalletti, cosƬ non va: sei un professionista e tu devi pensare solo ed esclusivamente al bene della tua squadra. I sostenitori bianconeri non possono quindi, nell’impossibilitĆ di auspicare un confronto “alla pari” tra la stampa e Spalletti, non possono che affidarsi allo sfogo di Ezio Greggio, che almeno ha una qualche risonanza, vista la notorietĆ del personaggio.
Il problema ĆØ che al giorno d’oggi nessuno può dire quello che pensa in conferenza stampa, perchĆ© se lo fai, non vieni ammesso a quelle successive, e, come si dice in Toscana, “non si campa d’aria”.
Tudor, con tutti i limiti del tecnico croato, ha sempre messo davanti l’amore per il suo club, il suo senso di appartenenza. Purtroppo, per Spalletti le prioritĆ sono altre.
E allora, tornando alla canzone di Renato Zero, la domanda da porre a Spalletti ĆØ la seguente: “Il tuo ruolo, mi spieghi, qual ĆØ”?
07/12/2025
Juve, stagione compromessa
La Juve esce definitivamente dalle zone alte della classifica, ma soprattutto con il morale a pezzi dopo la disfatta del Maradona. Non inganni il punteggio: il Napoli ha dominato in lungo e in largo e ha avuto il demerito di chiudere con un solo goal di vantaggio il primo tempo. La cosa che più sconcerta di questa “Armata Brancaleone” ĆØ che, come facilmente pronosticabile, ha perso la partita prima di entrare in campo.
Una squadra smarrita, timorosa, in totale balia dei suoi avversari, spinti da un pubblico caldissimo e vogliosi di stare in vetta. Spalletti ha sbagliato completamente formazione, dapprima rinunciando ad una punta che potesse far alzare la sua squadra. Il Napoli ha beneficiato di quella scelta scellerata, riequilibrando lo svantaggio a centrocampo.
Ma nella ripresa, il “Mago” di Certaldo ha estratto il coniglio dal cilindro: dopo aver fortunosamente riequilibrato la partita, ha tentato in tutti i modi di perderla, togliendo contemporaneamente Yildiz e Conceicao ad un quarto d’ora dalla fine ed inserendo Openda (sƬ, avete capito bene) e Miretti.
Queste due mosse illuminanti hanno dato morale ai padroni di casa, che hanno legittimato il successo con la seconda rete e poi con una condotta di gara impeccabile fino al 90°. La Juve non sa reagire, non ha carattere e appare soffrire sempre contro avversarie più quotate, benché incerottate.
Se vogliamo, l’aspetto più sconfortante ĆØ che anche dopo aver immeritatamente conseguito il pareggio, non ha saputo minimamente sfruttare il momentaneo disorientamento del Napoli si ĆØ vista raggiungere dopo un dominio assoluto.
Spalletti dovrĆ lavorare prima su se stesso e poi sulla squadra, se vuole pensare di arrivare almeno quarto. In caso contrario, le prossime sfide con Bologna (in trasferta) e Roma (in casa) si trasformeranno in altrettante sicure sconfitte.
Una squadra smarrita, timorosa, in totale balia dei suoi avversari, spinti da un pubblico caldissimo e vogliosi di stare in vetta. Spalletti ha sbagliato completamente formazione, dapprima rinunciando ad una punta che potesse far alzare la sua squadra. Il Napoli ha beneficiato di quella scelta scellerata, riequilibrando lo svantaggio a centrocampo.
Ma nella ripresa, il “Mago” di Certaldo ha estratto il coniglio dal cilindro: dopo aver fortunosamente riequilibrato la partita, ha tentato in tutti i modi di perderla, togliendo contemporaneamente Yildiz e Conceicao ad un quarto d’ora dalla fine ed inserendo Openda (sƬ, avete capito bene) e Miretti.
Queste due mosse illuminanti hanno dato morale ai padroni di casa, che hanno legittimato il successo con la seconda rete e poi con una condotta di gara impeccabile fino al 90°. La Juve non sa reagire, non ha carattere e appare soffrire sempre contro avversarie più quotate, benché incerottate.
Se vogliamo, l’aspetto più sconfortante ĆØ che anche dopo aver immeritatamente conseguito il pareggio, non ha saputo minimamente sfruttare il momentaneo disorientamento del Napoli si ĆØ vista raggiungere dopo un dominio assoluto.
Spalletti dovrĆ lavorare prima su se stesso e poi sulla squadra, se vuole pensare di arrivare almeno quarto. In caso contrario, le prossime sfide con Bologna (in trasferta) e Roma (in casa) si trasformeranno in altrettante sicure sconfitte.
07/12/2025
Napoli-Juve: quali assenze peseranno di più?
Napoli e Juventus arrivano ad una sfida, giĆ decisiva per i bianconeri (in caso di sconfitta, le prospettive sono veramente pessime), a ranghi decisamente incompleti.
Fare un pronostico in merito a quali assenze peseranno di più ĆØ veramente complicato: da un lato, le assenze di Bremer e Gatti rendono la difesa della Juve decisamente perforabile, dall’altro quelle di Lobotka, De Bruyne, Gilmour e Anguissa rischiano di creare uno squilibrio a centrocampo per i partenopei, soprattutto in termini di qualitĆ .
Meno peseranno le assenze di Lukaku e Vlahovic (almeno nella singola partita), perchƩ entrambe le compagini hanno le risorse per andare a segno.
Da un lato, Neres (in forma smagliante e davvero imprendibile), Hojlund, Politano, per non parlare degli inserimenti dell’inarrestabile McTominay danno sufficienti garanzie di pericolositĆ al Napoli; dall’altro Yildiz (se in serata), Conceicao e Cambiaso possono creare grattacapi ai Campioni d’Italia.
Dal momento che siamo certi che Conte avrĆ saputo sicuramente caricare la sua squadra, la vera variabile, l’incognita di questa partita ĆØ rappresentata dallo spirito, dall’atteggiamento degli uomini di Spalletti.
Da molti, troppi anni, la Juve parte sconfitta al San Paolo (o al Maradona) ancor prima che l’arbitro abbia fischiato il calcio d’inizio: partite in fotocopia che hanno mostrato una squadra sbiadita, impaurita, preoccupata soltanto di contenere lo strapotere avversario.
Il pronostico non può che pendere dalla parte degli azzurri; sta quindi a Mister Spalletti convincere ai suoi uomini che con il coraggio, con la faccia tosta l’impresa ĆØ possibile. Sul piano del ritmo sono favoriti i padroni di casa, più abituati a correre per 90 minuti.
Una soluzione potrebbe essere quella di partire con Zhegrova e inserire Conceicao nella ripresa, a supporto di Yildiz e di David (che, al momento, ĆØ parso “meno peggio” dell’impalpabile Openda.
L’auspicio ĆØ quello di una gara corretta e soprattutto ben diretta dall’arbitro designato, La Penna: di tutto abbiamo bisogno, meno che di polemiche arbitrali.
Fare un pronostico in merito a quali assenze peseranno di più ĆØ veramente complicato: da un lato, le assenze di Bremer e Gatti rendono la difesa della Juve decisamente perforabile, dall’altro quelle di Lobotka, De Bruyne, Gilmour e Anguissa rischiano di creare uno squilibrio a centrocampo per i partenopei, soprattutto in termini di qualitĆ .
Meno peseranno le assenze di Lukaku e Vlahovic (almeno nella singola partita), perchƩ entrambe le compagini hanno le risorse per andare a segno.
Da un lato, Neres (in forma smagliante e davvero imprendibile), Hojlund, Politano, per non parlare degli inserimenti dell’inarrestabile McTominay danno sufficienti garanzie di pericolositĆ al Napoli; dall’altro Yildiz (se in serata), Conceicao e Cambiaso possono creare grattacapi ai Campioni d’Italia.
Dal momento che siamo certi che Conte avrĆ saputo sicuramente caricare la sua squadra, la vera variabile, l’incognita di questa partita ĆØ rappresentata dallo spirito, dall’atteggiamento degli uomini di Spalletti.
Da molti, troppi anni, la Juve parte sconfitta al San Paolo (o al Maradona) ancor prima che l’arbitro abbia fischiato il calcio d’inizio: partite in fotocopia che hanno mostrato una squadra sbiadita, impaurita, preoccupata soltanto di contenere lo strapotere avversario.
Il pronostico non può che pendere dalla parte degli azzurri; sta quindi a Mister Spalletti convincere ai suoi uomini che con il coraggio, con la faccia tosta l’impresa ĆØ possibile. Sul piano del ritmo sono favoriti i padroni di casa, più abituati a correre per 90 minuti.
Una soluzione potrebbe essere quella di partire con Zhegrova e inserire Conceicao nella ripresa, a supporto di Yildiz e di David (che, al momento, ĆØ parso “meno peggio” dell’impalpabile Openda.
L’auspicio ĆØ quello di una gara corretta e soprattutto ben diretta dall’arbitro designato, La Penna: di tutto abbiamo bisogno, meno che di polemiche arbitrali.
02/12/2025
Gatti neri: la Juve vince, ma perde per infortunio il suo difensore
La Juve supera agevolmente l’Udinese con un goal per tempo e accede meritatamente ai quarti di finale di Coppa Italia.
I friulani non entrano mai in partita, abulici, inconsistenti, mai capace di impensierire i padroni di casa, che si fanno apprezzare, per una volta, per la pulizia di palleggio.
Non si può dire che il ritmo della gara sia forsennato, ma l’impressione ĆØ fin dai primi minuti che gli uomini di Spalletti siano in grado di gestire la gara a proprio piacimento.
Serata da dimenticare per Palma, protagonista in negativo: prima il difensore di RunjaiÄ infila il proprio portiere, poi provoca il rigore (step on foot su Cabal), trasformato con freddezza da Locatelli.
Buona prova per David, che si mette a servizio della squadra con sponde interessanti e un bellissimo goal tolto dal VAR per un fuorigioco millimetrico.
Funambolica la presenza di Zhegrova negli ultimi dieci minuti: davvero ubriacanti le iniziative del nazionale del Kosovo, che hanno suscitato l’ammirazione del pubblico dell’Allianz.
Tutto bene, dunque? Neanche per sogno. Anche in una giornata tranquilla c’ĆØ da segnalare l’infortunio di Gatti: il difensore si blocca inspiegabilmente senza alcun contatto ed esce dolorante, toccandosi il ginocchio (possibile distorsione, da valutare l’entitĆ ).
La preoccupazione nell’ambiente bianconero ĆØ palpabile: il campionato si fa incandescente e le tre prossime trasferte (Napoli e Bologna in trasferta e Roma in casa), hanno un notevole quoziente di difficoltĆ e le assenze del difensore, oltre a quella di Vlahovic rischiano di vanificare i pallidi progressi di quest’ultimo periodo.
I friulani non entrano mai in partita, abulici, inconsistenti, mai capace di impensierire i padroni di casa, che si fanno apprezzare, per una volta, per la pulizia di palleggio.
Non si può dire che il ritmo della gara sia forsennato, ma l’impressione ĆØ fin dai primi minuti che gli uomini di Spalletti siano in grado di gestire la gara a proprio piacimento.
Serata da dimenticare per Palma, protagonista in negativo: prima il difensore di RunjaiÄ infila il proprio portiere, poi provoca il rigore (step on foot su Cabal), trasformato con freddezza da Locatelli.
Buona prova per David, che si mette a servizio della squadra con sponde interessanti e un bellissimo goal tolto dal VAR per un fuorigioco millimetrico.
Funambolica la presenza di Zhegrova negli ultimi dieci minuti: davvero ubriacanti le iniziative del nazionale del Kosovo, che hanno suscitato l’ammirazione del pubblico dell’Allianz.
Tutto bene, dunque? Neanche per sogno. Anche in una giornata tranquilla c’ĆØ da segnalare l’infortunio di Gatti: il difensore si blocca inspiegabilmente senza alcun contatto ed esce dolorante, toccandosi il ginocchio (possibile distorsione, da valutare l’entitĆ ).
La preoccupazione nell’ambiente bianconero ĆØ palpabile: il campionato si fa incandescente e le tre prossime trasferte (Napoli e Bologna in trasferta e Roma in casa), hanno un notevole quoziente di difficoltĆ e le assenze del difensore, oltre a quella di Vlahovic rischiano di vanificare i pallidi progressi di quest’ultimo periodo.



