Nel giro di una manciata di settimane ripartirà il calcio argentino, col Torneo Apertura pronto a vedere la luce, così come la stagione 2026 della Liga Profesional.
È una stagione in cui le squadre argentine affronteranno le conseguenze di un 2025 bizzarro e nervoso, per via di questioni difficili dentro e fuori dal campo, tra arbitraggi disastrosi (in ogni categoria) e velate accuse di favoreggiamento ad alcune squadre.
Al centro di tutto c’è sempre lui, Claudio Tapia, detto “Chiqui”. Presidente dell’AFA, è un ottimo esempio per tracciare la cosiddetta linea tra tifoso e dirigente. Accusato dall’opposizione di gestire male un sistema calcio caotico, Tapia tira dritto per la sua strada, conscio dell’incondizionato appoggio di alcune grosse voci nel “parlamento” calcistico argentino.
Una spaccatura tra squadre che si riflette nella poca competitività che il calcio argentino ha mostrato in ambito internazionale nel 2025, tra un Mondiale per Club deludente e una Libertadores sottotono. Eccezion fatta per il Lanus, vincitore della Copa Sudamericana grazie al grande cuore degli uomini di Pellegrino.
Si prospetta un’annata piena di sorprese, sulla falsariga del Platense vincitore del Torneo Apertura 2025, mentre si aspettano i primi colpi importanti da un mercato finora timido, ma promettente.
Gabigol è tornato a casa, di nuovo. Ieri è stato presentato come nuovo rinforzo del Santos di Neymar, quasi sottovoce e in un clima surreale, minacciato dalla tifoseria organizzata.
Il perchè si divide in due motivi: il principale riguarda i tifosi del Santos, che non hanno ancora perdonato il “tradimento” del 2019 quando Gabigol, dopo aver floppato in Europa ed essere tornato al Santos che lo aveva lanciato nel Vecchio Continente nel 2016, è passato al Flamengo diventando il miglior giocatore del Brasileirao.
Il secondario riguarda il rendimento di Gabigol: al Cruzeiro, squadra che l’ha girato in prestito al Santos, ha deluso le aspettative. Certo, ha riportato la Raposa in alto, ma è stato bollato come uno dei peggiori cambi di casacca non solo del Brasileirao, ma di tutto il panorama sudamericano.
Gabigol funziona così, ad anni alterni: bene agli inizi col Santos, male in Europa, benissimo al Flamengo, malissimo al Cruzeiro. Seguendo questa altalena prestazionale, al terzo ritorno col Santos (dove ha un totale di 42 gol in oltre 120 presenze) dovrebbe far bene, o almeno entrambe le parti lo sperano.
Intanto, con due come Neymar e Gabigol in rosa, il Santos punta a salutare le zone basse della classifica e magari tornare a alzare qualche trofeo.
Con un’altra finale di Copa Libertadores tutta verdeoro da sfoggiare negli archivi e un’eccellente figura nei tornei intercontinentali, le squadre brasiliane confermano ciò che è stato già visto negli scorsi anni, ovvero che in Sudamerica, almeno nei palchi che contano, la voce grossa è quella che parla in portoghese.
Il 2025 in Brasile ha avuto una sola squadra dominante: il Flamengo del sorprendente Filipe Luis. Un ottimo mix tra brasiliani e non, provenienti dal calcio che conta: molti ex Serie A come Jorginho, Allan, Vina, Pulgar, Alex Sandro e soprattutto Danilo che si sono andati a unire a veterani del calcio sudamericano come l’ancora decisivo De Arrascaeta, il connazionale De La Cruz e la saracinesca Rossi, sotto la guida di un fresco e talentuoso Filipe Luis. Per loro Brasileirao e Libertadores, portando il PSG ai rigori nella Coppa Intercontinentale.
Al Palmeiras il sapore dell’argento, sia in campionato che in Libertadores, mentre il Cruzeiro del tanto atteso (e criticato) Gabigol chiude terzo davanti alla sorpresa Mirassol, pronto per giocare la sua prima storica Libertadores.
E poi ancora il Botafogo di Davide Ancelotti, da cui il Flamengo ha ereditato ambedue gli scettri, che chiude sesto e apre la schiera delle deluse che vede altre squadre blasonate come il Santos di Neymar e l’Internacional de Porto Alegre, salvatesi per miracolo in una lotta per non retrocedere che vede capitolare, come nome più rumoroso, il Fortaleza.
Brasile calcistico che sta diventando sempre più appetitoso per i giocatori, sudamericani e non (vedi Saul) che sognano un’ultima decisiva run per la loro carriera e la caccia al Mondiale. Tutto di guadagnato per una nazione che sogna il continuo del loro dominio continentale e l’avvicinamento alle grandi del calcio europeo.



