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Non si nasce dirigenti…

26 gennaio 2026
Message in a bottle: un SOS nel mare del mercato
Forse si può nascere artisti, poeti, calciatori… ma Dirigenti no, non si nasce.
Dirigenti si diventa con lo studio meticoloso, con l’abnegazione e con il sacrificio. Non è sufficiente essere ex calciatori per assurgere al rango di Dirigenti.
Spalletti, navigato condottiero, lo sa e ieri sera, dilungandosi sulle caratteristiche di Jonathan David ha assestato una stoccata elegante, ma decisa nei confronti di Giorgio Chiellini.
Mentre sul campo si comincia ad intravvedere qualche miglioramento, sul versante societario è nebbia fitta.
Ne è lampante riprova un mercato di riparazione condotto nel segno dell’improvvisazione: ogni giorno circola un nome nuovo, ma nessuno si interroga sulle reali necessità di Spalletti. Chiesa, Mateta, El-Nesyri, Zirkzee, questi i tormentoni più ricorrenti; ma qual è il comune denominatore? L’amara, quanto ineluttabile risposta è “nessuno”.
Il mister di Certaldo ha chiaramente fatto intendere di gradire un profilo alla Kennet Andersson del Bologna che fu: un attaccante potente, in grado di fare “a sportellate” con le difese avversarie, di far “salire” la squadra nei momenti complicati e capace di risolvere le partite “sporche”, facendo affidamento sulle doti acrobatiche, quando il fioretto deve necessariamente lasciare spazio alla sciabola.
Le difficoltà delle trattative di mercato sono note, i “tira e molla” sono all’ordine del giorno, ma quello che un Dirigente non può (e non deve) fare è ragionare con la “pancia” del tifoso. Il fallimento della pista del centravanti di proprietà del Fenerbahce viene mal digerita da Spalletti e la lunga disamina sulle caratteristiche di David in conferenza stampa rappresenta la più evidente conferma di un’irritazione neanche troppo velata.
La reazione di Tudor sarebbe stata diversa, perché troppo innamorato della sua Signora, e spesso, in amore, si accetta tutto.
Il contegno di Spalletti è di tutt’altro tenore: ha collezionato molte esperienze su varie panchine e non ha legami “sentimentali”, ma solo professionali. Il suo lucido distacco gli consente di guardare lontano e di correggere e, se possibile, invertire la rotta.
Un consiglio a Giorgio Chiellini: un errore si perdona, la recidiva no. E questo valga anche per Comolli.
Resta il rimpianto di aver liquidato troppo frettolosamente Kaio Jorge, un profilo che univa potenza a tecnica: al Cruzeiro è rinato è sta spingendo la sua squadra agli antichi splendori.

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