Catalogare questo campionato tra quelli più anomali di sempre non dovrebbe scandalizzare nessuno. A cominciare dal mondiale incastonato in un periodo di piena attività delle squadre e che spesso serve a definire concretamente gli obiettivi stagionali. A questo si aggiunge l’insolita qualificazione di tutta la nostra truppa (tolta la Lazio) alle fasi finali delle coppe europee, e per finire i fatti extra campo che hanno coinvolto la Juventus ma che hanno sconvolto al momento l’alta classifica.
Catalogare questo campionato tra quelli più anomali di sempre non dovrebbe scandalizzare nessuno. A cominciare dal mondiale incastonato in un periodo di piena attività delle squadre e che spesso serve a definire concretamente gli obiettivi stagionali. A questo si aggiunge l’insolita qualificazione di tutta la nostra truppa (tolta la Lazio) alle fasi finali delle coppe europee, e per finire i fatti extra campo che hanno coinvolto la Juventus, ma che hanno sconvolto al momento l’alta classifica.

Ma cosa ha portato tutto questo trambusto? Sicuramente ad una graduatoria attuale che vede tre squadre Napoli, Lazio e Roma nelle prime tre posizioni, fatto insolito almeno nella quantità con, a far da contraltare, l’assenza in contemporanea dal podio delle tre blasonate del nostro calcio e cioè Juventus, Inter e Milan, fatto verificatosi l’ultima volta nel lontanissimo torneo 1941-42.
Questa premessa mi è parsa doverosa per dare una chiave di lettura alla trentesima giornata. Prima nota che scaturisce dalle considerazioni di cui sopra riguarda la Lazio che, fuori dalle coppe, sta inanellando successi in sequenza che l’hanno portata da sola ad occupare la seconda piazza. Venerdì il successo largo sullo Spezia, 3 a 0, con una gara impeccabile propiziata anche da una difesa divenuta impenetrabile e che vanta 18 cleansheet in 30 partite. La gara ha premiato con merito la squadra romana che così si propone con prepotenza come maggior pretendente ad un posto champions. Dal canto suo lo Spezia deve cominciare a guardarsi, non senza preoccupazione, alle sue spalle perché il Verona dista solo ad una vittoria di distanzza e anche la Cremonese sta tentando di rientrare nella lotta.
A proposito dei grigiorossi della Cremonese, è stata proprio la sua vittoria sull’Empoli ad aprire il turno di campionato. Si tratta del secondo successo di fila e se le cose dovessero continuare ad andare per il verso giusto e con i due scontri diretti contro Spezia e Verona da giocare in casa, si potrebbe ripetere il miracolo Salernitana della scorsa stagione.
Ed eccoci al sabato riservato alle squadre impegnate nei quarti di champions. Nel primo pomeriggio il Milan che, tolto il portiere Maignan, schierava tutte le seconde linee contro il Bologna annunciato in grande spolvero. Alla fine i rossoneri conquistano un punto che forse gli sta pure stretto ma che fa classifica, specialmente perché gli ha consentito di lasciare a riposo un’intera formazione per la gara con il Napoli di martedì. Deludente invece la prova dei rossoblu che dopo essere passati subito in vantaggio, non sono mai stati veramente pericolosi. Alla fine qualche decisione arbitrale non ha del tutto convinto l’entourage rossonero con Pioli a reclamare in sala stampa ben due possibili rigori.
Anche il Napoli, seppur in maniera più moderata, faceva uso del turnover per riservare le forze migliori per il ritorno di Champions contro il Milan. Proprio questo atteggiamento eccessivamente parsimonioso ha fatto scaturire uno 0 a 0 che può essere accettato solo in relazione al vantaggio abissale sulle inseguitrici. La supremazia territoriale dei partenopei, anche se totale, è apparsa alquanto sterile con l’improvvisato reparto avanzato evanescente oltre misura. Quando però a venti dalla fine Spalletti ha mandato in campo Osimhen la musica è cambiata. Una traversa clamorosa del centravanti azzurro ha fatto traballare le certezze scaligere costruite con pazienza fino a quel momento. Ma alla fine è proprio il Verona a dover recriminare per aver fallito in tempo di recupero una ghiottissima occasione in contropiede.
In serata entrava in scena l’Inter, musa conquistatrice in terra portoghese contro il Benfica, chiamata a rimettersi in corsa in campionato dopo le troppe battute d’arresto. Contro i nerazzurri si schierava il Monza che già nella gara d’andata, tra le molte proteste avversarie, era riuscita a fermarli con un pareggio a tempo scaduto. Ma quella che doveva essere la passerella dei campioni nerazzurri si è trasformata nell’ennesima (11 volte) rappresentazione melodrammatica di una partita di calcio. Il Monza infatti in una delle sue rarissime sortite in contropiede riusciva a segnare quella rete, con l’ex Caldirola, che gli permetteva di portare a casa, alla fine solo a due passi dal Meazza, l’intera posta. Cosa dire dei nerazzurri, oltre al fatto che non riescono a segnare neanche a porta vuota? Oramai sembra che il vero obiettivo sia la champions diventata forse, nel mondo dell’utopia più radicale, la via più percorribile rispetto al campionato. Alla fine, usando la ragione, la stagione dei neroazzurri sembra sempre più sospesa sopra la lama affilatissima di un rasoio. Il rischio reale è che ci si possa ferire mortalmente.
Sfortunato il Lecce al quale resta solo la mera soddisfazione di un record assoluto: i tiri verso lo specchio della porta avversaria in un solo tempo di gioco, il primo, 21. Dopo tutto questo dominio numerico, e non solo, soltanto un pareggio contro la Sampdoria che nella seconda parte di gara riusciva con una delle poche sortite in avanti a pareggiare i conti. Per il Lecce un brodino dopo le ultime sei sconfitte consecutive, mentre per i doriani il ritorno in B dopo 11 stagioni sembra essere un fatto concreto.
Occasione mancata per la Salernitana di fare il colpaccio sul campo del Torino. Dopo un primo tempo comandato nel gioco e nelle occasioni create, la ripresa ha fatto registrare subito il pareggio dei granata piemontesi con Sanabria, il suo cannoniere. Da quel momento in poi gara in equilibrio ma con l’evidente sensazione che entrambe le squadre si volessero accontentare del pareggio aspettando, casomai, un episodio per far propria l’intera posta.
In attesa della settimana decisiva per il suo futuro, sia per la sentenza sul meno quindici che per l’approdo alla semifinale di Europa League, la Juventus cadeva nuovamente dopo la sconfitta in casa Lazio. Merito del Sassuolo che tutto è apparso tranne che “scansuolo”. Il risultato premia la squadra di Dionisi che ha meritato il successo finale grazie a due terzi di partita giocata in stato di netta supremazia nei confronti dei bianconeri, che solo dopo aver subito la rete di Defrel hanno cominciato a pressare con forza verso la porta neroverde, creando qualche buona occasione e impegnando in un paio di volte il portiere Consigli. Anche il Sassuolo, in azione di contropiede, ha avuto le sue belle opportunità per il raddoppio. Adesso la Juventus dovrà affrontare nei prossimi dieci giorni in sequenza: il giudizio del Collegio di Garanzia per il meno quindici, lo Sporting Lisbona in Europa League, il Napoli in campionato e l’Inter in semifinale di Coppa Italia, niente male non c’è che dire.
Voce fuori dal coro delle coppe europee quella della Roma che dopo l’impegno infrasettimanale perso contro il Feyenoord, ha travolto la malcapitata Udinese con un perentorio 3 a 0. Partita a senso unico e con l’handicap di un Dybala in infermeria e Abraham in panchina, poi subentrato e autore del sigillo finale. Questa volta la squadra di Mourinho è apparsa anche piacevole da vedere e con questo successo distanzia di ben 5 punti in classifica l’Inter quinta. Il suo ritorno in champions sembra traguardo davvero alla portata. Per i friulani invece continua il rendimento altalenante di questa annata e che adesso ha come unico obiettivo quello di rientrare nella colonna di sinistra della classifica finale.
Il match di chiusura giornata aveva come protagoniste Fiorentina e Atalanta. La prima intenta a continuare la sua striscia positiva così da poter agganciare il treno dell’Europa meno nobile, mentre per l’Atalanta la possibilità di raggiungere gli altri nerazzurri, quelli più blasonati. Nessuno dei due ha centrato l’obiettivo è l’1 a 1 finale crediamo sia il risultato più giusto, anche se propiziato da due marcature contestate con un VAR interminabile per assegnare il rigore che ha permesso il pareggio della viola.
Alla prossima



