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Juve, tra corsi e ricorsi: l’illusione turca e il rischio del canto del cigno

26 febbraio 2026
Juve, tra corsi e ricorsi: l’illusione turca e il rischio del canto del cigno
Archiviati i commenti delle maggiori testate nazionali, che hanno dato risalto con toni quasi omerici alle gesta della Juventus, resta sul tavolo la nuda verità del campo. La qualificazione, sicuramente alla portata, è stata compromessa da una condotta dissennata nella gara d’andata: un vizio di forma originale che ha trasformato l’eroismo del ritorno in una meravigliosa, quanto inutile, “incompiuta”.
Sorge oggi un dubbio amletico: quella di Torino rappresenta l’ennesima svolta stagionale o si tratta piuttosto del malinconico canto del cigno di un’intera epoca? La realtà, spogliata dall’epica del momento, suggerisce che senza il baratro della sconfitta iniziale, difficilmente avremmo assistito ad una simile prestazione da parte degli uomini di Spalletti. È il paradosso di un’architettura che sembra reggersi solo sotto la pressione dell’emergenza.
In più occasioni la Juventus ha dimostrato di saper riemergere da situazioni disperate — si pensi ai confronti con l’Inter o al Borussia Dortmund — ma la ricorrenza di tale sintomatologia impone una diagnosi severa: una disarmante fragilità psicologica che rende la squadra incapace di gestire l’ordinaria amministrazione del campo.
I “corsi e ricorsi storici” di Vico non alimentano grandi speranze e riportano alla mente le “vie crucis” di trenta o quarant’anni fa. Sulla panchina sedevano Rino Marchesi e Gigi Maifredi; gli avversari si chiamavano Real Madrid e Barcellona, non certo (con tutto il rispetto) Galatasaray.
Anche allora la condotta di gara fu commovente, un crescendo di occasioni create e gettate al vento, prima del brusco ritorno alla realtà: le debacle interne con Napoli e Milan che segnarono la fine delle ambizioni tricolori e l’esclusione dalle coppe.
Oggi il calendario riserva una trasferta all’Olimpico contro la Roma di Gasperini che, forte di un vantaggio di quattro punti, appare come un collaudo statico quasi proibitivo. Probabilmente il raggiungimento del quarto posto resterà una chimera, ma questa eventualità potrebbe trasformarsi in un’opportunità: costringere il club a ripartire dalle fondamenta, mantenendo solo i profili funzionali a un progetto organico. Con un auspicio finale dettato dal giudizio e dalla lucida razionalità: che a pagare per queste macerie non sia, ingiustamente, Spalletti.

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