30 gennaio 2026
Ma che freddo fa!
Era il 1969 e Nada Malanima già prevedeva da buona chiaroveggente lo scontro play-off al Circolo Polare Artico fra il Bodo Glimt e la Beneamata. Cittadina di soli 50.000 abitanti che ospiterà quindi gli uomini di Chivu nel civettuolo stadio Aspmyra con una capacità di sole 8.270 anime. Le temperature da quelle parti prevedono fra tre settimane un meno dieci, ma si sa che in invermo le ore di chiaro sono veramente poche. Aggiungiamo il terreno artificiale che pare dia grandi grattacapi ai produttori di scarpini che una volta erano ubicati a Tradate sfrattati ormai come i mobilieri in quel di Lissone, ora patria del VAR. Il fantasma dello Special One che si aggirava minaccioso nei corridoi di Viale della Liberazione andrà a far visita ai suoi ex di Madrid. Non sarà comunque una passeggiata contro i gialloneri locali che vantano in questa edizione della Champions la recente vittoria al Metropolitano contro l’Atlético e quella casalinga contro il City. A Dortmund sono riusciti a pareggiare mentre la Juventus ebbe ragione dei norvegesi solo nei minuti finali. Insomma un cliente scomodo anche se ormai squadre materasso (ci perdonino i colchoneros) non ne esistono più. La prima il 18.2 in terra norvegese ed il ritorno a San Siro il 24. Inter che si presenterà all’appuntamento forse con qualche novità più in uscita (Luis Henrique e/o Frattesi?) che in entrata ma che deve recitare il mea culpa per quei due punti che avrebbe potuto strappare contro Atlético e Liverpool. Mai guardare indietro e come dice il suo tecnico si pensa già a Nicola ed alla sua Cremonese.
25 gennaio 2026
Nazza, questa non ce la dovevi proprio fare
Nazza ci ha lasciati senza preavviso, aveva appena compiuto i settant’anni. Una perdita enorme per chi l’aveva conosciuto ed apprezzato le doti soprattutto umane. I suoi compagni ed amici di sempre che periodicamente condividevano con lui serate interiste e non solo sono rimasti sbigottiti nell’apprendere la notizia. Nerazzurro doc, nato nel mantovano, vinse il tricolore sotto la guida del sergente di ferro Bersellini nel 1980. Un mio ricordo personale porta a quelle indimenticabili giornate passate nel ritiro estivo di Montecampione quando i ragazzi arrivavano stremati dall’allenamento mattutino di circa tre ore fra i boschi sotto la guida del preparatore Armando Onesti. Pranzo frugale (più di dieci minuti a tavola non potevano stare) e poi nel pomeriggio partitella con tutti i tifosi a bordo campo (roba d’altri tempi). La sera, morsi dai crampi della fame, pizzata nelle loro stanze all’insaputa dello staff, che poi ai tempi erano solo due persone. Sposatosi giovanissimo a vent’anni iconica e famosa fu la frase di Lady Renata che vedendolo così imberbe gli disse: “Puer fieu, spusas insci giuin”. Il suo cruccio fu essere passato al Milan nell’affare Collovati ma lì conobbe un signore della panchina, quell’Ilario Castagner che fu poi allenatore anche sull’altra sponda del Naviglio. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, dopo aver giocato anche nel Genoa, Catania e Solbiatese, fu un agente di commercio della Sony vendendo televisori grazie alle sue conoscenze e facendosi comunque apprezzare anche per questo suo aspetto professionale. Una brutta polmonite e magari anche qualcos’altro di più grave ce lo ha portato via prematuramente. Da tempo ormai siamo costretti a staccare figurine dai nostri album e la cosa ci riempie di enorme tristezza.
23 gennaio 2026
I mal di testa del mercato interista
Ancora una settimana ed il mercato dei poveri o come si diceva anni fa di riparazione volgerà al termine. Quello interista non è ancora decollato ed il duo Ausilio-Baccin sta sfogliando la margherita cercando il petalo giusto. Fra dubbi amletici si cerca qualche volto nuovo per sopperire ad alcune assenze o raggiunti limiti di età. In particolare parliamo della sostituzione di Dumfries la cui assenza ha fatto diventare imprescindibile il giocatore olandese (anzi dei Paesi Bassi visto che il termine Olanda è stato bandito dall’UEFA) quando imprescindibile non è mai stato. A questo proposito si è evocato l’arrivo di un ex , il portoghese Joao Cancelo, che Spalletti fece fuori insistendo nello schierarlo terzino quando la sua vocazione era ben altra. Quel furbastro di Jorge Mendes non ci ha pensato cinque minuti nel dirottarlo verso Can Barça. Notizia dell’ultima ora è quella del ritorno di Ivan Perisic, un altro che scelse le sterline del Tottenham non rinnovando il contratto, ed ora in cerca di riscatto lasciando il PSV alla veneranda età di trentasette anni. Ora per lui l’ingaggio non è un problema. Sul viale del tramonto troviamo tre difensori, una volta eccellenti, come De Vrij, Acerbi e Darmian per non parlare dello svizzerotto Sommer che Chivu si ostina a schierare titolare dando poco spazio a Martínez. In quest’ultimo caso si è parlato come sostituto in porta di un altro Martínez, Dibu estremo difensore argentino dell’Aston Villa, quello per intenderci del famoso gestaccio urbi et orbi nel dopo finale Mondiale. Proibito parlare di portieri italiani come Vicario, ora al Tottenham, Carnesecchi od anche Falcone che tanto bene ha fatto nelle due partite del Lecce a San Siro. Insomma molte idee ed anche confuse pur ammettendo come fa il Presidente Marotta che il calciomercato invernale offre pochi spunti per migliorare le rose. Sarà per il freddo di questi giorni ed allora perchè non farlo in estate quando il sol leone favorisce le trattative? Proporre un Hotel Gallia nei Caraibi non sarebbe niente male!
15 gennaio 2026
La pazienza con i ragazzi
Tutti a reclamare impegno agonistico e partecipazione alla causa comune anche da parte dei nuovi arrivati che calatisi nella realtà del calcio italiano faticano ad imporsi senza pretendere comunque che eccellano dopo pochi mesi. Parliamo degli acquisti interisti Sucic, Luis Henrique e Diouf per un totale di spesa di 65 milioni per i tre. Siamo sicuri che Mister Chivu avesse optato per queste figure e non per altre più necessarie alla causa? Parliamo soprattutto di una difesa che accusa il peso degli anni nei suoi due centrali Acerbi e de Vrij rimediando in parte con l’inserimento al loro posto di Akanji e lo spostamento a destra del tedescone Bisseck. Da noi sollecitato ammette finalmente che con i giovani bisogna avere pazienza, lui che vanta sei anni di settore giovanile, anche se giocando nell’Inter è difficile mantenere in questi casi un equilibrio nei giudizi. Ma si sa che si deve molte volte fare di necessità virtù ed il tecnico romeno non perde mai l’occasione per tessere elogi per i suoi giocatori distribuendo dosi di scaltrezza propria di chi arriva dai Balcani. Sa benissimo che inimicarseli non favorirebbe la causa, soprattutto la sua personale, ed il fatto di stare sempre dalla loro parte lo fa sembrare troppo predisposto ad assecondare le volontà dei prodi pedatori. Il fatto anche di concedere qualche giorno di riposo in più viene visto dal tecnico come un premio per il lavoro (che brutta parola quando si parla di sport) e l’abnegazione dimostrata in campo come se si parlasse di lavoratori impegnati in lavori usuranti e tutto il giorno davanti ad un forno di un acciaieria od appollaiati su una gru alta più di cento metri. Insomma Cristian deve giocoforza tirare le fila cercando inoltre di evitare di parlare di mercato e di possibili arrivi o partenze. Lui sa benissimo come la pensano sia la dirigenza che la proprietà. Per il momento Inter campione d’inverno con un buon vantaggio, anche se non certo definitivo, sugli inseguitori ed alla fine dei conti questo è quello che più conta. Per la pazienza ripassare più avanti.
02 gennaio 2026
Joao Cancelo: il ritorno del figliol prodigo
Ad Appiano sono già pronti per accogliere a braccia aperte il ritorno del portoghese con buona pace del brasiliano Luis Henrique che come nella famosa parabola di Luca si dimostrerà certamente stupito dal fatto che il Padre abbia preparato un vitello per celebrare il ritorno mentre la sua fedeltà non sia servita per ottenere lo stesso trattamento. Cancelo però, dopo varie peripezie professionali passando da molti club dopo aver lasciato la Beneamata più di sette anni fa, ha pensato bene di far valere la sua volontà di abbandonare l’Al-Hilal visto che fra lui ed Inzaghi non correva ormai da tempo buonsangue. Il nodo sta tutto nell’ingaggio in quanto sappiamo ormai da tempo che la filosofia dei club sauditi è quella di arricchire le tasche degli atleti, e di conseguenza quelle dei loro rappresentanti (in questo caso l’astuto Jorge Mendes), ma non quelle dei club di appartenenza. Parliamo di un ingaggio annuale di 15 milioni (diviso per due farebbero 7,5) che l’Inter evidentemente non si sente di corrispondere se non con un contributo sostanziale e decisivo da parte del club arabo. Conoscendo i personaggi in gioco non ci saranno sconti per cui l’ultima parola spetta sia al giocatore che soprattutto all’Al–Hilal, club che para sia ben disposto a togliersi un problema. Certamente la traettoria professionale di Joao non è stata impeccabile passando per vari club senza lasciare mai il segno: Valencia, Juventus, Manchester City, Bayern e Barcellona. Ai tempi di Spallettiana memoria ricordiamo una nostra specifica domanda al guru di Certaldo chiedendo il perché non avesse pensato di impiegare il portoghese come quinto di destra nel centrocampo nerazzurro, visto che il proprio ruolo di terzino non gli si addiceva. Domanda ahimé rimasta senza risposta ma accompagnata da un silenzio rivelatore. Pare però che ora la sua vera identità venga alla luce e proprio per questo il duo Ausilio–Baccin ha pensato in lui. Si sta preparando la grigliata ad Appiano con buona pace di Luis Henrique il quale da buon brasiliano non si sottrarrà capendone i motivi e partecipando fattivamente mettendo sulla griglia picanha e fraldinha.



