Il nostro campionato sembra aver assunto connotati che richiamano molto la metafora della guerra di Secessione americana, dove Nord e Sud diedero vita a un’alternanza di vittorie e sconfitte tra confederati e unionisti. Ebbene, nelle ultime giornate del nostro campionato questo è accaduto con i confederati Napoli e Roma e gli unionisti (si fa per dire e per coerenza con la metafora) Milan e Inter. Questo turno ha visto la vittoria dei confederati nelle battaglie contro Inter e Sassuolo, mentre gli unionisti, con le giubbe rosse e nere, vedevano improvvisamente svanire i loro sogni di vittoria certa: troppo forte si è rivelato l’esercito pisano contrapposto alle loro avanguardie.
Dopo questa introduzione metaforica, cominciamo con il dire che Napoli e Roma si ritrovano in testa alla classifica, appaiate da sole con un punto di vantaggio su chi doveva addirittura allungare, il Milan, e tre su chi si pensava potesse abbattere facilmente le mura della fortezza partenopea, l’Inter.
Veniamo proprio alla partita del Maradona. I favori del pronostico pendevano chiaramente a favore dei nerazzurri di Chivu, reduci da sette vittorie consecutive a fronte delle due sconfitte dei napoletani, ancora scottati dalle sei scoppole di Eindhoven. Primo tempo nettamente dalla parte dell’Inter, che però, per uno strano scherzo del destino, anzi per un pastrocchio dell’arbitro Mariani e compagnia, si è ritrovata sotto per 1 a 0. Causa di tutto un rigore concesso in modo abbastanza inusuale (segnalazione del guardalinee) e senza che il VAR intervenisse almeno a far rivedere l’azione. Sembra palese non solo la casualità del tocco di Mkhitaryan su Di Lorenzo, anzi si vede chiaramente il difensore partenopeo allargare in modo innaturale e immotivato la gamba per ricevere il colpo. Comunque, il rigorista De Bruyne realizzava, ma tirando si procurava un infortunio che sembra essere di natura abbastanza seria, così come quello capitato allo stesso autore del “fallo”.
Nella ripresa l’Inter entrava in campo contratta e troppo condizionata dal rigore subito. Il Napoli riusciva con due ripartenze, favorite da una condotta difensiva fallimentare dell’Inter, a realizzare due reti con McTominay e Anguissa, intervallate da un rigore (netto ma rilevato solo dal VAR) dello specialista Calhanoglu. Finiva in rissa, con il Napoli che si portava a casa tre punti fondamentali. Per l’Inter bisogna riflettere sul fatto che dopo quella con la Juve è arrivata un’altra sconfitta contro una diretta concorrente dopo aver mostrato una superiorità evidente ma non sfruttata.
La Roma dal canto suo non perdeva l’occasione di riconquistare la vetta dopo le due sconfitte interne tra campionato e coppa. Affrontare il Sassuolo non è stato di certo una passeggiata, ma la vittoria è certamente meritata e finalizzata dall’intramontabile genialità di Paulo Dybala. Abbastanza impegnato il portiere neroverde Muric, mentre imprecisi sono apparsi gli attaccanti emiliani.
Clamore ha destato invece la mancata vittoria dell’ex capolista Milan contro il fanalino di coda Pisa (a volte nel calcio succede!): se un certo Athekame non fosse riuscito a realizzare il classico gol della domenica, le lacrime dei rossoneri sarebbero state molto più amare per una sconfitta che avrebbe avuto del clamoroso. Le attenuanti in casa rossonera si chiamano Pulisic e Rabiot, assenze pesanti, e l’assoluta sterilità delle sue punte centrali, non considerando Leao come tale. Il Pisa fino al minuto 93 pensava di compiere un’impresa da evocare le repubbliche marinare.
Un’altra partita ad altissima intensità è stata Fiorentina-Bologna, dove è successo di tutto. Iniziamo con il dire che il finale è stato di 2 a 2, ma il modo in cui è maturato ha dell’incredibile. Il Bologna, in vantaggio di due reti, riusciva a mettere a segno la rete del 3 a 0, ma dopo una revisione al VAR la rete veniva annullata per fuorigioco. Il pressing viola sortiva il primo risultato con un calcio di rigore realizzato da Gudmundsson. Dopo una decina di minuti veniva espulso nelle file felsinee Holm per doppio giallo. Ma i colpi di scena non finivano qui. Con il cronometro che segnava il minuto 94 ecco arrivare il secondo rigore per la Viola, che Kean realizzava in modo impeccabile. E meno male per il Bologna che all’ultimo istante Dodò falliva clamorosamente la rete del 3 a 2. Sarebbe stata una punizione inaccettabile per i rossoblù.
Dell’Atalanta possiamo dire che la sua prestazione a Cremona, visti i rapporti di forza, è da considerare deludente, anche se predominante dal punto di vista numerico. Risultato finale 1 a 1.
Vince in rimonta il Torino a tempo scaduto contro un Genoa che non riesce proprio a portare a casa una vittoria nonostante il vantaggio iniziale. La posizione di Vieira si è fatta abbastanza instabile, perché quando si occupa l’ultima posizione da soli, sorgono legittime domande.
Reti e spettacolo a Udine e Verona, dove i friulani riuscivano a domare un Lecce per niente disponibile a recitare il ruolo di vittima sacrificale. Più cinica l’Udinese, che riusciva a concretizzare una rete in più dei salentini. A Verona invece un bel pareggio con abbondanza di reti, quattro, tra gli scaligeri e il Cagliari.
Ha trovato parecchie difficoltà il Como di Fabregas nell’affrontare un Parma davvero positivo che ha ribattuto colpo su colpo. Lo 0 a 0 finale è il risultato che per certi versi premia più i lariani che i ducali.
A concludere la giornata ci pensava la classica Lazio-Juventus con i romani che in modo definitivo certificano la crisi della Juventus che dopo la clamorosa vittoria sull’Inter non è più riuscita a vincere una partita (5 pareggi e 3 sconfitte tra campionato e coppe). Vittoria meritata quella dei biancocelesti che hanno approfittato della prova altamente negativa degli uomini di Tudor e così escono definitivamente dallo stallo di inizio campionato. Adesso non sappiamo cosa possa succedere in casa bianconera ma qualcosa di certo dovrà accadere. Troppo brutta per essere vera Juve.
Alla prossima




