Sono passate appena due giornate dall’inizio del campionato e già troviamo un’intera città, Milano, sul banco degli imputati. Se a essere colto in flagrante disagio era stato il Milan grazie all’irriverenza calcistica di una neopromossa, la Cremonese, ecco che al turno successivo a consegnare al severo giudizio di critica e tifosi l’altra metà del Naviglio, quella a tinte nerazzurre, ci pensava una potente Udinese. Il tutto mentre Napoli, Juventus e Roma, seppur non certo in modo trionfale, mettevano a segno il primo accenno di mini fuga.
Ma torniamo a quella “Milano da bere” che ancora si aspetta dall’ultimo giorno di mercato nuove scorte d’acqua per poter sopperire all’arsura mostrata in questo torrido agosto.
Il Milan ha trovato a Lecce una fonte dove potersi abbeverare e c’è riuscito con merito sfruttando al meglio le gravi carenze tecniche dell’avversario. Questa vittoria fa ben sperare e con il rientro dall’infortunio di Leao, l’arrivo di Nkouku e quello possibile di Rabiot, oltre al concetto trito e ritrito del calendario snello privo del profumo d’Europa, è pensiero comune che quantomeno i diavoli rossoneri possono aspirare con diritto a lottare per la zona Champions.
A destare qualche preoccupazione in più è l’Inter. Chiariamo bene: l’organico è certamente tra i migliori se non il migliore dell’intera Serie A, il problema è che Chivu non è Inzaghi come pensiero calcistico. Lo schema di gioco che per anni (mettiamoci pure il periodo di Conte) la squadra ha usato e che Chivu sembra, suo malgrado, dover attuare per scelte di mercato opinabili portate avanti dalla società risulta essere oramai una vera e propria cartina tornasole per tutti i suoi avversari.
Se a questo aggiungi condizioni fisiche non ottimali di parecchi giocatori dovute anche agli anni che passano e nel caso di ieri sera dello strapotere fisico dell’avversario, l’Udinese, ecco servita la prima sconfitta, 1 a 2 in perfetto pendant con l’antecedente rossonero.
Toccherà all’allenatore rumeno trovare l’alchimia giusta nel mescolare gli elementi in modo creativo e vincente.
Torniamo adesso a chi problemi, sulla carta, sembra non averne.
Iniziamo dal Napoli campione d’Italia. Ci sono voluti ben novantacinque minuti per avere la meglio su un ottimo Cagliari e per giunta davanti al proprio meraviglioso pubblico. La misura di quanto sofferta sia stata questa vittoria la dà l’esultanza finale di squadra e tifosi quasi la stessa di quel Napoli-Cagliari di soli tre mesi fa che consegnò agli uomini di Conte lo scudetto. A differenza di maggio il Cagliari avrebbe certamente meritato il pareggio.
La Juventus invece deve continuare a ringraziare il tanto vituperato Vlahovic che ha messo a segno la rete decisiva sul campo del Genoa. E visto che siamo in tema di ringraziamenti un bacio alla traversa della porta del Ferraris ci starebbe pure visto che allo scadere ha salvato i bianconeri dal pareggio finale.
In fin dei conti se invertissimo l’esito degli eventi degli ultimi secondi di Napoli e Juventus staremmo a parlare di ben altro.
Molto meno faticoso invece il successo della Roma di Gasperini che ha vinto con il minimo scarto in quel di Pisa ma certamente non ha corso i pericoli delle sue compagne di mini fuga. Sugli scudi le prove di Dybala che entrato nel secondo tempo ha cambiato la partita, e di Soulé che sembra destinato a percorrere la strada dello stesso connazionale Dybala.
A proposito di mini fuga non ci siamo persi di certo delle “gesta” della matricola Cremonese che battendo grazie a un rigore a tempo scaduto il Sassuolo ha tenuto il passo dopo il “miracolo a Milano”.
Certamente questi sei punti messi in cascina saranno importantissimi per il suo obiettivo che resta quello della salvezza.
Chi invece perde l’abbrivio della bella partenza è il Como che cede sul campo di un ritrovato Bologna e del suo mentore Orsolini. Non certo disprezzabile la prestazione dei lariani che devono però saper discernere quando è l’ora di lazzi e orpelli e quando invece quella della garra. Per il Bologna un successo che ripara i danni della trasferta di Roma.
Proprio nella capitale si consumava la “rinascita” della Lazio di Sarri che, seppellita dai giudizi obiettivi della critica la settimana scorsa, seppelliva a sua volta di reti il malcapitato Verona. Eroe di giornata il bomber Castellanos autore di una doppietta. Buio invece appare, al momento, il futuro scaligero.
Ancora pari per l’Atalanta sul campo di Parma facendosi rimontare da situazione di vantaggio. Certamente questi due pareggi iniziali non fugano di certo i dubbi iniziali di tifosi e critica rispetto al gravoso compito che spetta a Juric ovvero dover far dimenticare il regno Gasperini durato ben nove anni.
Finiamo con Torino-Fiorentina una classica del nostro campionato che, a dispetto del classico risultato ad occhiali, non ha mancato di regalare emozioni. Il Torino doveva riprendersi dalla scoppola del Meazza mentre la Fiorentina dalla paura di coppa. Al termine un brodino consolatorio per entrambe. Certo un brodino ad agosto…
Alla prossima



